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SALMO 26
IL SIGNORE E’ MIA LUCE E MIA
SALVEZZA
vv.1-6
Il Signore è mia luce e mia
salvezza, di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita,
di chi avrò terrore?
Quando mi assalgono i malvagi per
straziarmi la carne,
sono essi, avversari e
nemici,
a inciampare e cadere.
Se contro di me si accampa un esercito il
mio cuore non teme;
se contro di me divampa la battaglia
anche allora ho fiducia.
Una cosa ho chiesto al Signore questa
sola io cerco:
abitare nella casa del Signore tutti i
giorni della mia vita,
per gustare la dolcezza del Signore ed
ammirare il suo santuario.
Egli mi offre un luogo di rifugio nel
giorno della sventura.
Mi nasconde nel segreto della sua
dimora,
mi solleva dalla rupe.
E ora alzo la testa sui nemici che mi
circondano;
immolerò nella sua casa sacrifici
d’esultanza,
inni di gioia canterò al
signore.
NON NASCONDERMI IL TUO VOLTO
vv.7-14
Ascolta, Signore, la mia
voce.
Io grido: abbi pietà di me!
Rispondimi.
Di te ha detto il mio cuore:
“Cercate il suo volto”;
il tuo volto, Signore io
cerco.
Non nascondermi il tuo volto, non
respingere con ira il tuo servo.
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi, non
abbandonarmi, Dio della mia salvezza.
Mio padre e mia madre mi hanno
abbandonato,
ma il Signore mi ha raccolto.
Mostrami, Signore, la tua via, guidami
sul retto cammino,
a causa dei miei nemici.
Non espormi alla brama dei miei
avversari;
contro di me sono insorti falsi testimoni
che spirano violenza.
Sono certo di contemplare la bontà
del Signore nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte, si
rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore.
L’argomento.
Il salmo si divide in due momenti distinti di un unico
atteggiamento di profonda fiducia in Dio. Nel primo momento
(Cantico di fiducia vv.1-6) il povero del Signore si rivolge a
Lui da una posizione euforica di distanza dalla prova: tutto
è bello, tutto è facile, tutto è sicuro per chi ha
nel Signore la sua luce e la sua salvezza. Tutto è dominato
dalla dolcezza del Signore, dal dono impareggiabile
dell’esperienza di Dio.
Nel secondo momento (Lamentazione individuale vv.7-14) la
prova ha attanagliato l’anima. Si ode un grido lacerante:
“Abbi pietà di me, Signore! Rispondimi!”
E’ l’ora del buio, del deserto, in cui Dio pare
nascondere il suo volto. L’ora del Getsemani. Ma il povero
del Signore non desiste dalla preghiera, non rimette ogni cosa in
discussione, non si lascia naufragare dallo sconforto; la
preghiera si fa più tersa, fino a raggiungere il distacco
della carità perfetta: “Il tuo volto, Signore, io
cerco”.
La fede, nell’impatto con la realtà cocente della
prova, affonda le sue radici e acquista dimensioni e certezze
nuove: “Il Signore mi ha raccolto”.
E’ dall’avere creduto all’amore che
scaturisce l’invito alla speranza che non delude, in un
appello pieno di tenerezza che la voce dello Spirito Santo,
attraverso quella della Chiesa, ci fa giungere oggi per stimolare
l’impegno delle nostre risorse umane: sii forte,
rinfrancati, e spera nel Signore.
Commento.
La fede trionfante espressa in questi magnifici versi non
è dovuta all’esuberanza giovanile o al rifiuto
dell’adulto di affrontare la serietà della situazione
contingente. Manifesta invece la maturità di chi è
radicato in quella fede e in quella fiducia che si sono
sviluppate attraverso le tribolazioni dell’esistenza.
Fortificato interiormente dalla sua fede vibrante,
l’orante, (come re Davide) può rialzare la testa con
fiducia e speranza, pur trovandosi in mezzo ai problemi pressanti
del momento.
L’esperienza ha dimostrato ad ogni orante che Dio,
nostra luce, nostro presidio e nostra salvezza, non manca mai di
correre in aiuto per liberarci dall’assalto dei nemici
(siano essi fisici siano essi spirituali). Queste cose non
giungono mai a nuocerci o a distruggerci perché, appena
sferrano il loro attacco, restano abbattuti dal Signore.
La sicurezza dell’orante è così grande che,
anche se si scatenassero tute le negatività contro di lui,
il suo cuore resterebbe fiducioso in Dio. San Francesco, chiamato
in giudizio dal padre suo, gli restituì gli abiti che
indossava, affermando che, da quel momento in poi, a più
giusto titolo avrebbe potuto chiamare Dio con il nome di
padre.
Anche Giobbe il grande paziente, parlando di Dio, dichiara:
“anche se Egli mi uccidesse, continuerei a sperare”
(Gb.13,15).
L’orante rivela la fonte del suo enorme coraggio e della
sua forza interiore. Essa scaturisce da un rapporto di tenero e
fiducioso abbandono in Dio. Il desiderio più profondo del
suo cuore è vivere in comunione perenne col Signore. Se si
riesce a realizzarlo, si possiede tutto ciò che si desidera:
la vicinanza e l’amicizia con Dio.
La prima arte del salmo è costruita essenzialmente con
due serie d’immagini: la guerra d’attacco e il
rifugio. Da una parte avanza il male, per sopprimere
l’orante. Ma, anche se si vedesse assalito da più
parti, l’orante non ha timore, perché Dio è per
lui una difesa.
La seconda parte ci dice che l’orante prega il Signore
di guidarlo su un retto cammino. Possiamo intravedere in questo
salmo i grandi temi della storia d’Israele che sono
trasposti sul credente stesso, il quale si pone in stato di
esodo. Quanto agli avversari, mentitori, traditori, spergiuri,
tentatori, idolatri ecc…non sono più paragonati ad un
esercito (nemici) che si presenta di fronte, ma ad una banda
armata appostata in agguato (le tentazioni).
Le due parti del salmo sono unite in modo evidente, come due
tavole simmetriche di un dittico. Paradossalmente, Dio mette
nello stesso tempo i suoi fedeli al riparo e al largo. Il legame
che concilia questi due simboli opposti è il tempio che,
agli occhi della fede, rimane luogo di rifugio dell’esodo
(quante volte entrando in una chiesa ci siamo sentiti a
casa!).
Noi cristiani non dobbiamo più cercare fuori di noi
stessi la casa del Signore. Il nostro corpo stesso, con la
chiesa, forma il tempio di Dio (1 Cor. 7,19).
Io penso che il salmo, questa stupenda preghiera-dialogo,
c’insegna a mantenere il giusto equilibrio tra
contemplazione e azione, tra il gustare la dolcezza di Dio e il
camminare sul retto cammino.
Per terminare bisogna, da una parte, aderire a Dio con la
mente e il cuore, e, dall’altra parte, collaborare
all’estensione del Regno di Dio proclamato da Gesù
Cristo.
Amen!Alleluia!Amen! |