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Preghiera per il re
Ti ascolti il Signore nel giorno della
prova,
ti protegga il nome del Dio di
Giacobbe.
Ti mandi l’aiuto dal suo santuario
e dall’alto di Sion ti sostenga.
Ricordi tutti i tuoi sacrifici e gradisca
i tuoi olocausti.
Ti conceda secondo il tuo cuore, faccia
riuscire ogni tuo progetto.
Esulteremo per la tua
vittoria,
spiegheremo i vessilli in nome del nostro
Dio;
adempia il Signore tutte le tue
domande.
Ora so che il Signore salva il suo
consacrato;
gli ha risposto dal suo cielo santo con
la forza vittoriosa della sua destra.
Chi si vanta dei carri e dei
cavalli,
noi siamo forti nel nome del Signore
nostro Dio.
Quelli si piegano e cadono,
ma noi restiamo in piedi e siamo
saldi.
Salva il re, o Signore, rispondici,
quando ti invochiamo.
Fin dall’origine del genere umano, gli uomini sentirono
il bisogno di manifestare a Dio la loro devozione mediante atti
esterni di culto. I primi sacrifici ricordati dalla Bibbia
consistono nell’offerta di prodotti agricoli e di parte del
gregge (Gn.4,3). Quando poi Israele divenne il popolo eletto,
Dio, per mezzo di Mosè, stabilì le norme di un
sacrificio sociale perenne, al quale conferì valore
d’espiazione.
Il più perfetto tra i sacrifici dell’A.T. era
l’olocausto, che consisteva nel bruciare interamente la
vittima, alla quale era stata tolta la pelle e il nervo sciatico;
questo ultimo a ricordo della lotta sostenuta da Giacobbe con
l’Angelo (Gn.33,24-32).
Prima che esistesse il tempio di Gerusalemme, i sacrifici
furono praticati nell’atrio del Tabernacolo.
Il salmo unisce due generi differenti: la supplica collettiva
e l’azione di grazie individuale.
La prosperità di un paese dipende in gran parte dalla
forza e dal benessere del suo re. Ecco perché è
sempre esistita, sotto forme diverse, la preghiera per i pubblici
poteri.
La circostanza evidenzia un tempo di guerra: il popolo di Dio
è stretto attorno al santuario, situato in quel tempo a
Gerusalemme. Il popolo è lì, con il suo re, per
offrire sacrifici a Dio, per intercedere per la salvezza del
sovrano e per conseguire la vittoria nell’incombente
battaglia. Mentre l’olocausto viene offerto dal sacerdote,
il popolo prega che Dio ascolti le preghiere del re e lo protegga
con la sua stessa persona. Questo è il significato
dell’espressione “nel nome del…”. Dal
momento che la preghiera di Davide era di poter sconfiggere tutti
i suoi nemici e di rendere sicuro il suo regno. Il popolo ora non
attende che di marciare verso la vittoria e di innalzare gli
stendardi di Dio e del re. La preghiera termina con un fragoroso
“Dio salvi il re”, che è poi stato adottato da
generazioni di monarchi, come preghiera ed espressione di
lealtà verso il re e la regina regnanti. E’ a questo
punto che interviene una voce solista, molto probabilmente quella
del re stesso. Essa dichiara che il popolo è certo che Dio
salverà il suo unto, ascolterà la sua preghiera e
gli darà la vittoria dal cielo.
Tutto ciò sebbene l’esperienza della
sovranità in Israele è stata deludente. Il Libro
dei Re conta sulle dita i re che hanno risposto
all’aspettativa di Dio e del popolo. Infatti, con
l’invasione e l’esilio del 586 a.C., la monarchia
scompare. Tuttavia la speranza messianica che essa aveva
annunciato e suscitato le sopravvive. La promessa fatta a Davide
rimane (2 Sam.7; Ger. 23,5s; Mic.5,1-5).
A livello profetico, il salmo parla in maniera meravigliosa
dell’Unto di Dio, il Messia. Da tale prospettiva, il salmo
diventa la preghiera del popolo di Dio, soggetto all’antica
alleanza, che intercede per la vittoria del Messia 2nel giorno
della prova”. Gesù ha parlato del suo momento di
tribolazione come della sua “ora”, il tempo della sua
Passione e Resurrezione (cfr. Gv.2,4; 7,6.30).
Senza rendersene conto, il popolo prega che Dio protegga
Gesù in quell’ora terribile di conflitto, che
avrebbe dovuto affrontare da solo. Dal suo santuario in cielo,
Dio accetterà l’olocausto della sua vita per noi,
offerta di perfetto amore. Sicuramente adesso Dio
accorderà a Gesù tutto quello che il suo cuore
desidera, che, al contrario di quanto avvenuto in Davide, non
riguarda se stesso o il suo prestigio personale. Gesù
voleva che tutti gli uomini e tutte le nazioni fossero salvate e
giungessero alla conoscenza della verità. Egli ci ha
rivelato le intenzioni del suo cuore nella sua preghiera
sacerdotale: “Padre…glorifica il Figlio
tuo…perché egli dia la vita eterna a tutti coloro
che gli hai dato…perché tutti siano una sola cosa.
Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in
noi un sola cosa, perché il mondo creda che tu mi hai
mandato” (Gv.17,1s).
L’autore della Lettera agli Ebrei presenta Gesù
come re e sacerdote alla maniera di Melchisedek. Gesù
è Re perché “si è assiso alla destra
del trono della maestà nei cieli” (Eb.8,1). E’
sacerdote perché è entrato nel santuario celeste
(Eb.9,1-14) dopo avere suggellato, nel suo sangue, la nuova
alleanza (Eb.9,15-28). In Gesù si realizza la perfetta
coincidenza tra il sacrificio e l’intenzione per la quale
esso è offerto, l’identità tra la vittima e
il sacerdote che la offre. L’autore della Lettera agli
Ebrei mette sulle labbra di Cristo quando entra nel mondo le
parole del salmista (Sal.39,7-9): “Tu non hai voluto
né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai
preparato…Allora ho detto: ecco io vengo per fare, o Dio,
la tua volontà”.
Il Salmo si divide nettamente in tre parti.
Prima parte, vv.2-5. Sono presentate otto richieste.
Sacerdoti e cantori in preghiera d’intercessione per il re:
“il Signore ascolti”; “protegga”;
“mandi aiuto”; “sostenga”; “ricordi
e gradisca gli olocausti”; “ti conceda e faccia
riuscire”.
E’ struggente, cari fratelli e sorelle, questa
invocazione.
I nemici minacciano il paese e il re chiama a raccolta tutti i
validi alle armi. L’esercito è in pieno assetto di
guerra: occorre assicurarsi la protezione e l’assistenza di
Dio. Senza il suo aiuto, a nulla servirebbero armati e carri. A
questo scopo i sacerdoti hanno indetto e presiedono alla funzione
propiziatrice: un sacrificio solenne offerto nel tempio in favore
del re e della spedizione militare. Mentre il profumo delle
vittime e le volute d’incenso salgono al cielo, il coro dei
sacerdoti innalza accenti accorati d’intercessione e di
fausto augurio. Sono giorni di prova: dal suo santuario
terrestre, strettamente unito a quello celeste il Dio di
Giacobbe, accolga i voti del re e accondiscenda alla
realizzazione dei piani di guerra.
seconda parte, v.6. Le voci dei soldati fanno eco al
coro dei sacerdoti: Dio sarà benevolo: vincitori, i
soldati tripudieranno per la vittoria, innalzeranno in alto gli
stendardi nel canto. Tutta l’assemblea acclamante augura al
re la realizzazione dei suoi desideri per il bene della
nazione.
Terza parte, vv.7-9. Un assolo finale proclama la
certezza della vittoria; il sacerdote officiante pronunzia quasi
un oracolo: “So che il suo consacrato sarà
vittorioso”. Interviene, a questo punto, il coro e afferma
che la motivazione della vittoria sta nell’intervento della
destra del Signore: “I cavalli cadono e i carri si piegano;
noi stiamo ritti perché confidiamo nel nome del
Signore”.
Fratelli e sorelle, Dio soccorre chi confida in lui: anche il
giovane Davide vinse su golia; pure i giudici ottennero vittorie
strepitose per volere di Dio.
Conclusione, v.10. Il versetto riprende i concetti
iniziali d’intercessione: è tutta l’assemblea
che guida al cielo, chiedendo l’esaudimento della
preghiera, poiché forti nel nome del Signore.
Nel Salmo che abbiamo appena meditato, l’invocazione a
Dio esprime un’appartenenza vitale a Dio; la supplica si
rifà all’alleanza e si trasforma in un atto di fede.
Nel N.T. troviamo alcuni paralleli, quali: “Sia santificato
il tuo nome” (Mt.6,9). “Gli apostoli tornarono
gioiosi perché erano stati giudicati degni di soffrire per
il nome di Gesù” (At.5,41).
Fratelli e sorelle, ciò che rende le preghiere
collettive così efficaci davanti a Dio è la
promessa di Gesù secondo la quale egli stesso sarebbe
stato lì presente. L’intercessione, sia individuale
sia di gruppo, deve fondarsi su una fiducia incrollabile in Dio
nella sua bontà, nella sua misericordia, nella sua
saggezza e nella sua fedeltà alle promesse fatte. A
ciò si deve accompagnare un impegno di conversione
continua, così che le nostre vite si conformino alla
volontà di Dio in ogni cosa ( cfr. 2 Cor.7,14; Ger.
29,12-13; Mc. 11,24; Gc. 5,16; 1 Gv. 3,22).
Amen, alleluia,amen! |