|
SALMO 100
Amore e giustizia voglio cantare, voglio
cantare inni a te, o Signore.
Agirò con saggezza nella via
dell’innocenza: quando a me verrai?
Camminerò con cuore integro, dentro
la mia casa.
Non sopporterò davanti ai miei occhi
azioni malvagie;
detesto chi fa il male, non mi sarà
vicino.
Lontano da me il cuore perverso, il
malvagio non lo voglio conoscere.
Chi calunnia in segreto il suo prossimo
io lo farò perire;
chi ha occhi altezzosi e cuore superbo
non lo potrò sopportare.
I miei occhi sono rivolti ai fedeli del
paese perché restino a me vicino:
chi cammina per la via integra sarà
mio servitore.
Non abiterà nella mia casa chi
agisce con inganno, chi dice menzogne non starà alla mia
presenza.
Sterminerò ogni mattino tutti gli
empi del paese,
per estirpare dalla città del
Signore quanti operano il male.
L’argomento trattato dal salmo è pregnante
d’attualità. Autore e cantore è un non ben
identificato re di Giuda, e molti elementi – specialmente
la profonda pietà e l’integralismo religioso –
inducono ad attribuirlo a Davide.
Egli si rivolge pubblicamente a Dio per esaltarne con inni di
lode l’amore e la giustizia, e per impegnarsi, al suo
cospetto e del popolo, in un programma di vita e di governo
coscienziosamente impostato sulla linea di Dio. A mio avviso si
tratta di un parametro sul quale anche oggigiorno dovrebbero
misurarsi quanti, giunti ( o aspiranti) ad una qualsiasi forma di
“servizio del potere” in forza e alla luce di
determinate premesse religiose, etiche e sociali, vogliano
restare coerenti e fedeli alle incompatibilità morali e alle
inderogabili scelte che ne conseguono. Saggezza per agire nella
via dell’innocenza, integrità di vita che porta dalle
profondità del cuore e risplenda anche nel segreto
dell’intimità della casa, sono valori che richiedono
anzitutto umiltà sincera e purezza di preghiere:
“Quando a me verrai?”.
Le direttive e gli impegni elencati in seguito non sono che lo
sviluppo logico delle premesse, e sono preziose norme anche per
chi non ha altra zona di potere che quella - sconfinata e
preziosa – della propria anima e del governo delle proprie
passioni: per ricominciare “ogni mattino” il paziente
lavoro dell’estirpazione, che conservi nitore alla
“città del Signore”.
Riflessione.
L’autore, nel primo versetto del salmo, esprime il
proposito di lodare Dio principalmente a causa della sua
giustizia e della sua clemenza. Lo assume perciò come
modello della sua condotta. A noi fedeli del Nuovo Testamento
ciò è molto più facile, avendo la grazia di
possedere nel Figlio di Dio, Gesù cristo, un modello
più imitabile, grazie alla natura umana da lui assunta, in
modo del tutto conforme alla nostra, fuorché il peccato od
ombra di concupiscenza.
Il proposito di essere moralmente integro è ammirevole
particolarmente in un sovrano, poiché, in genere, i regnanti
sono portati ad abusare del potere.
Inoltre a quei tempi, non di rado, si abbandonavano anche alla
crapula e alla lussuria. Il re vuole tenere una condotta
esemplare, non solo nelle relazioni con gli esterni, ma anche
nell’intimità della corte.
Il salmista, che vuole essere un monarca modello, si propone
inoltre di regolare la sua condotta di governo. Egli si
libererà dai perversi, che cercano in lui un appoggio per le
loro malefatte; sterminerà i calunniatori; non
tollererà la presenza dei superbi.
Si circonderà invece di persone oneste, e non
permetterà che alcun menzognero o fraudolento duri al suo
cospetto. Nell’amministrare la giustizia, si studierà
di eliminare in modo rilevante i malfattori, al fine di tutelare
la tranquillità e i beni dei sudditi.
La grandezza di questo salmo è l’attualità che
si perpetua.
Conclusione.
L’ideale del buon governo è tratteggiato da San
Pietro in queste parole: “Esorto gli anziani che sono tra
noi, quale anziano come loro, testimone delle sofferenze di
Gesù Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi:
pascete il gregge che Dio vi ha affidato, sorvegliandolo non per
forza ma volentieri, secondo Dio; non per vile interesse, ma di
buon animo; non spadroneggiando sulle persone, ma facendovi
modelli del gregge. E quando apparirà il pastore supremo,
riceverete la corona della gloria che non appassisce” (1
Pt. 5,1-4).
In definitiva non per potere, non per realizzare il proprio
egoismo, non per salvaguardare i potenti…ma per servire la
giustizia nei poveri, negli orfani, nelle vedove, nei senza
lavoro, nei senza casa, ridonando la speranza.
Amen. Alleluia. Amen. |