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BENEDICTUS
Il cantico di Zaccaria
Introductio: Invocazione dello Spirito Santo
“Vieni, Spirito Santo, nei nostri
cuori e accendi
in essi il fuoco del Tuo amore. Vieni,
Spirito Santo,
e donaci per intercessione di Maria che ha
saputo
contemplare, raccogliere gli eventi della
vita di
Cristo e farne memoria operosa, la grazia
di
Leggere e rileggere le Scritture per farne
anche
In noi memoria viva e operosa.
Donaci, Spirito santo, di lasciarci nutrire
da questi
Eventi e di riesprimerli nella nostra
vita.
E donaci, Ti preghiamo una grazia ancora
più
Grande: quella di cogliere l’opera di
Dio nella
Chiesa visibile e operante nel mondo”.
Amen.
Lectio: Leggiamo il Cantico di Zaccaria
I due protagonisti, Zaccaria e la moglie Elisabetta,
imparentati con la grande stirpe sacerdotale, sono due giudei
devoti e praticanti secondo l’ideale tradizionale: una
coppia fedele a Dio, ma senza figli e in età avanzata, come
Abramo e Sara, come i genitori di Sansone e quelli di Samuele. Su
questo sfondo religioso, che evoca già le attese e le
speranze bibliche si staglia la scena sconvolgente del messaggio
divino.
Al sacerdote Zaccaria, nel suo turno di servizio al tempio di
Gerusalemme, che gli permette di vivere, tocca in sorte
l’ambito compito di presentare l’offerta
dell’incenso sull’altare nella prima sala del
santuario. Questo solenne contesto liturgico fa da degna cornice
all’apparizione dell’angelo e al suo messaggio
decisivo, che segnano una svolta nella storia salvifica.
Il racconto a questo punto segue la falsariga delle narrazioni
d’annuncio della nascita di personaggi dell’A.T.:
apparizione dell’angelo, turbamento di Zaccaria, messaggio
dell’inviato divino e segno di conferma. Ma la novità
è costituita dal contenuto del messaggio. E’
certamente un messaggio importante, perché è portato
dall’angelo Gabriele che, nella tradizione dell’A.T.,
è incaricato di svelare il senso ultimo della storia
salvifica. Infatti, l’incaricato divino annuncia la nascita
di un uomo straordinario, scelto e abilitato da Dio per un
compito unico: preparare la venuta del Signore.
La sua missione viene descritta con chiari riferimenti al
compito di messaggero che deve preparare la venuta ultima del
Signore. La figura e il ruolo del battista, possiede in sé i
tratti del profeta degli ultimi tempi, e ci fa capire
all’istante che siamo alla svolta decisiva della storia
salvifica. Le promesse dell’antico popolo giungono a
compimento e il profeta, che “precede il
Signore”, raccoglie tutte le attese per purificarle ed
esaltarle.
La reazione di Zaccaria, che chiede un segno di conferma o
garanzia, rientra nel canovaccio dei racconti d’annuncio.
Il segno dato a Zaccaria è nello stesso tempo un segno
dell’efficacia della parola di Dio e un castigo per la sua
poca fede. Nella rivelazione piena e finale della salvezza, alle
cui soglie si trova il sacerdote Zaccaria, non c’è
più posto per la perplessità e il dubbio. Ma il
silenzio che colpisce il sacerdote venuto a contatto con il mondo
divino, è anche la cornice adatta per accogliere questi
grandi avvenimenti guidati sovranamente da Dio: “Le mie
parole si compiranno al tempo stabilito”.
Meditatio:
L’avvenimento è descritto con sobrietà e
religiosa commozione. Elisabetta riconosce l’intervento
benevolo di Dio nella sua gravidanza insperata. Il suo
nascondimento ha la stessa funzione religiosa del silenzio di
Zaccaria e prepara la piena rivelazione e l’esplosione di
gioia che risuonerà nell’incontro con la Madre del
Messia (come abbiamo già visto nel Magnificat).
Al racconto dell’annuncio segue quello della nascita,
alla promessa segue il compimento. In Giovanni, al momento della
nascita e della festa per la circoncisione, si realizza in modo
meraviglioso ciò che era stato annunciato dall’angelo.
Il bambino riceve il nome per una scelta di Dio, nome espressivo
e carico di promesse: “Il Signore è favorevole, usa
misericordia”. Il clima che avvolge tutta la scena
è quello di una gioia, di una festa che si trasmette per
contagio e diventa già lieto annuncio, presentimento e
attesa favorevole.
A questo punto anche il segno del castigo di Zaccaria si
scioglie. Ora che ha eseguito fedelmente l’ordine ricevuto
può parlare. Ma le sue parole sono un canto di lode e una
profezia. L’inno di lode interpreta nella giusta luce gli
avvenimenti che stanno ora compiendosi. L’annuncio
profetico, sotto l’impulso dello Spirito Santo, anticipa il
compito o la missione del bambino in risposta alla domanda che
tutti si fanno: “Che mai diventerà questo
bambino?”
Una chiave per afferrare il movimento del pensiero del Cantico
sono l’idea e la realtà dell’esodo. Due
tradizioni bibliche per capire le formule e le immagini: Es.
1-15; Is. 40-55. Il primo di questi Libri narra l’uscita
dall’Egitto, il secondo prevede il ritorno a Sion degli
esiliati da Babilonia.
La nascita di Giovanni Battista inaugura il tempo della
redenzione. Non più liberazione dalla cattività delle
prigioni, ma perdono del peccato per il servizio del Signore. Le
antiche immagini, trasposte dal piano materiale al piano
spirituale, acquistano valore di simboli.
Il Cantico si divide in due parti:
La prima, vv. 68-75, si rivolge al signore e assimila
la redenzione dall’Egitto;
La seconda, vv.76-79, si rivolge al bambino appena nato
e la confronta con l’esodo Babilonese.
Il duplice parallelo conduce alla conclusione che Giovanni
Battista è il messaggero dell’esodo definitivo che
porterà l’umanità dalle ombre del peccato alla
luce della giustizia.
Le partenze dall’Egitto e da Babilonia, non sono altro
che abbozzi e prefigurazioni della Parola di Dio.
Il Cantico esprime la lode, il ringraziamento, la gioia di
Zaccaria per l’attualizzarsi delle promesse, che,
riassumiamo con l’espressione di grande fede e speranza:
“…a illuminare coloro che stanno nelle tenebre e
nell’ombra della morte, per guidare i nostri passi sulla
via della pace”.
Oltre a Zaccaria, nel testo, agiscono altri due soggetti: Dio
e Giovanni Battista.
Le azioni attribuite a Dio sono sei: “…ha
visitato”; “…ha suscitato”;
“…come aveva promesso”; “…ha
concesso”; “…si è ricordato”;
“…di concederci”.
Come possiamo notare si tratta di sei designazioni
attualizzanti, in altre parole, Zaccaria innalza a Dio la lode
per avere adempiuto alle promesse. Infatti, rivolgendosi al
figlio appena nato, scopriamo al tre sei designazioni che
confermano le promesse di Dio: “…sarai
chiamato”; “…a preparargli”;
“…la conoscenza”; “…verrà a
visitarci”; “…per rischiarare”;
“…e dirigere”.
La promessa Messianica è compiuta. Zaccaria sa che Dio ha
già mandato il Redentore per liberare e per santificare il
suo popolo; infine, rivolgendosi al proprio neonato, lo saluta
come precursore del Messia e annunciatore di perdono a quanti
ancora giacciono nelle tenebre del paganesimo,
dell’indifferenza, dell’orgoglio, della sete di
potere, della ricerca spasmodica del successo e del peccato
personale, sociale e collettivo.
Contemplatio.
Signore, Dio Onnipotente, esultano le nostre labbra cantando
le tue lodi, o Altissimo. Come Zaccaria, liberati dal mutismo, ci
rivolgiamo a te: “Benedetto il
Signore…”.
Con la meditatio abbiamo visto le tue opere nell’arco
dei secoli, dal “Fiat” della creazione, al
“Fiat” di Maria. Lo Spirito Santo ha condotto
la tua opera di salvezza fino “…a servirlo senza
timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i
nostri giorni”.
Insieme a Zaccaria abbiamo compreso il senso della nascita di
Giovanni Battista “…e tu bambino, sarai chiamato
profeta dell’Altissimo”…”a preparargli la
strada, per dare al suo popolo la conoscenza della
salvezza”.
L’intervento soprannaturale del concepimento del Messia,
Gesù Cristo, la cui opera redentrice è come se fosse
già avvenuta, perché il principio della redenzione
risiede in te, nel ricordo che hai della tua promessa,
nell’amicizia che ti lega ad Abramo.
Tu, Signore, visiti costantemente il tuo popolo e ci liberi in
vista del servizio, affinché ti rendiamo culto. In
avvenimenti del tutto differenti, hai manifestato
un’identica volontà di liberazione, in altre parole,
la gran liberazione che hai instaurato con il Verbo fatto carne
nel seno della Vergine Maria. Gesù, tuo Figlio unigenito,
che ci ha sciolto dal potere delle tenebre e ci ha trasferito nel
regno dell’amore. Per opera sua abbiamo la redenzione, la
remissione dei peccati.
I nostri cuori sono ricolmi di gioia, di riconoscenza,
consapevoli del dono che ci hai fatto: “Verrà a
visitarci dall’alto un sole che sorge, per rischiarare
quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte, e
dirigere i nostri passi sulla via della pace”.
Come Zaccaria, anche noi ti acclamiamo a mani alzate ed
esultanti la venuta di Gesù, luce nascente del seno di Dio,
ad illuminare gli uomini e renderli figli della luce.
Dio, Dio nostro, ti cerchiamo con ardore. Le nostre anime,
redente e illuminate, hanno sete di te. Senza di te il nostro
essere è simile al deserto, arido e senz’acqua. Noi
vogliamo contemplarti in ogni istante per ammirare la tua potenza
e gloria. Poiché la tua grazia è migliore della vita
stessa…Ti benediciamo, ti adoriamo, ti lodiamo, nel tuo
nome alziamo le nostre mani finché le nostre anime si
sazino…Le nostre bocche ti glorifichino con le labbra
osannanti.
Fratelli e sorelle, perché possiamo comprendere e
apprezzare meglio il dono della salvezza, non scordiamo lo stato
di condanna e di morte in cui era precipitata
l’umanità a causa del peccato. Proprio questa visione
tragica e pessimista fa risaltare l’infinita bontà e
misericordia di Dio che “ci ha fatti rivivere in
Gesù Cristo”.
Conclusio:
Anche il Benedictus, come nel Magnificat, i momenti chiave
sono tre:
Lode: “Benedetto il Signore Dio
d’Israele”;
Ricordo: “Perché ha visitato e redento
il suo popolo”;
Sguardo sull’avvenire: “…per dirigere i
nostri passi sulla via della pace”.
Il Benedictus ci insegna a non ripiegare la nostra preghiera
su noi stessi, ma ad allargarla alle dimensioni dl mondo intero.
Il Cantico, inoltre, ci invita ad esercitare il nostro carisma
profetico di battezzati. In quale modo? Guardando di là
dalle apparenze. La potenza degli orgogliosi è sul punto di
crollare. La nostra speranza già si realizza. La profezia ha
il senso della continuità e della rottura.
Continuità: essa sa da dove viene e verso quale avvenire
conduce;
Rottura: dice no a tutto ciò che contraria lo Spirito
Santo.
Noi cristiani, in merito al carisma profetico derivato da
Cristo, ci mostriamo figli della promessa, se forti nella fede e
nella speranza mettiamo a profitto il tempo presente e nella
pazienza attendiamo la gloria futura. E questa speranza non la
nascondiamo all’interno del nostro animo, ma come una
continua conversione e con la lotta “Contro i dominatori
di questo mondo tenebroso e contro gli spiriti maligni, la
esprimiamo anche attraverso le strutture della vita
secolare”.
Attraverso la profezia, la forza del vangelo risplende nella
vita quotidiana, familiare e sociale.
Amen. |