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“ CRISTO PATI’ PER
VOI”
1^ Pietro 2,21-25
Introductio: Meditiamo un istante sulla presenza di
Gesù in mezzo a noi riuniti nel suo Nome, lodandolo e ringraziandolo.
Preghiamo la Madonna, con l’Ave Maria,
perché ci assista nell’accogliere Lo Spirito Santo.
“Vieni, Spirito Santo, nei nostri
cuori e accendi
in essi il fuoco del tuo amore. Vieni,
Spirito Santo,
e donaci per intercessione di Maria che ha
saputo
contemplare, raccogliere gli eventi della
vita di
Cristo e farne memoria operosa, la grazia
di
Leggere e rileggere le Scritture per farne
anche
In noi memoria viva e operosa.
Donaci, Spirito Santo, di lasciarci nutrire
da questi
Eventi e di riesprimerli nella nostra
vita.
E donaci, Ti preghiamo, una grazia ancora
più
Grande: quella di cogliere l’opera di
Dio nella
Chiesa visibile e operante nel mondo”.
Amen.
Lectio.
La prima lettera di Pietro è portatrice di un messaggio
specifico che sovente è stato misconosciuto. Il suo vero
valore viene in luce con tutta evidenza non appena si prende in
considerazione lo stato di cose a cui la lettera si riferisce.
Pietro non si trovava nella situazione di dovere porre i
fondamenti della fede, ormai noti ai lettori ai quali egli si
rivolgeva. Di fronte alle crescenti difficoltà che si
presentavano alle comunità cristiane, si trattava
piuttosto di esortare i battezzati ad essere perseveranti, a
motivo della speranza che era stata loro annunciata.
A tale scopo, Pietro orienta lo sguardo dei suoi lettori su
Gesù Cristo, affinché prendano ( o riprendano)
coscienza della forza vitale nuova che è in loro; egli
insiste pure sul carattere vittorioso della speranza che hanno
ricevuto e che deve diventare sorgente di una perseveranza attiva
e gioiosa nella vita d’ogni giorno. Pietro ha la certezza
che i suoi lettori sono stati scelti da Dio in Gesù Cristo
e fanno ormai parte del suo popolo. Egli vuole tuttavia renderli
più profondamente radicati nell’opera compiuta dal
loro Signore e Maestro. In questo senso, rammenta a loro il
sacrificio di Gesù e le sue sofferenze, per spronarli a
seguire il suo esempio. Per lo stesso motivo, insiste sulla
vittoria di Cristo; vittoria che si estende a tutte le sfere
dell’universo e alla quale neanche la morte può fare
ostacolo. Ormai i credenti devono mantenersi uniti a colui che
è la pietra angolare, il solido fondamento della
comunità.
*Leggiamo attentamente i versetti in oggetto.
Meditatio.
“Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio,
perché ne seguiate le orme:”
Il decisivo argomento che Pietro porta per dare l’esatta
idea del cristianesimo, è la raffigurazione del signore
stesso quale può essere dettata dal suo cuore colmo
d’amore. Facendosi vittima per noi, Gesù Cristo ci
ha, infatti, preceduti in questo nostro destino. Tutto ciò
che è detto della passione di Gesù deve essere
inteso come un modello da imitare. Ma se in tutto si deve seguire
il suo esempio, occorre farlo anche nel suo patire “per
voi”, in altre parole per noi. Anche noi, dunque, dobbiamo
precedere coraggiosamente, con la nostra silenziosa costanza
nelle difficoltà, altri uomini che, senza aiuto, si
perdono d’animo. Anche noi dobbiamo indicare ad altri
l’unica via, dovessimo pur segnare il cammino con orme di
sangue! (pensiamo per un istante ai tanti missionari sparsi per
il mondo! Ma ricordiamo anche coloro che si sono sacrificati
anche in Italia, per la giustizia).
“…egli non commise peccato e non si
trovò inganno sulla sua bocca,…”
Per meglio comprendere questo versetto e quelli che seguono,
facciamo il parallelo tra le sofferenze degli schiavi (lo siamo
tutti in una certa misura) e quelle di Gesù, per riportare
poi lo sguardo da Gesù ai cristiani. L’immagine di
Gesù sofferente che ne risulta non è soltanto
quella di un esempio che rianima e incoraggia: essa risplende in
tutta la sua divina grandezza. “Egli non commise
peccato”, tuttavia, pur innocente, è stato
sacrificato. Sulle sue labbra non vi fu mai parola avventata,
falsa o odiosa. Noi lottiamo ancora contro i nostri difetti; ma
Cristo poté porre a tutto il popolo e ai suoi discepoli,
che erano con lui, la domanda: “Chi di voi mi
convincerà di peccato?” (Gv.8,46). Nonostante questa
assoluta innocenza, il Padre celeste gli fece percorrere la via
del dolore, così poco comprensibile per voi, per noi,
quella del servo di Jahvè, che Isaia aveva già
descritto in modo impressionante.
“…oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e
soffrendo non minacciava vendetta…”
Davanti a noi sta un’immagine di Cristo sofferente,
quale nessun evangelista del N.T. ha finora mostrato: un uomo che
è ingiuriato e oltraggiato come uno schiavo che si sia
immischiato in cose che non lo riguardano, che è ricoperto
di critiche e di scherni, e continua a tacere. Traspare qui
l’intima preoccupazione di Pietro per chi vuole esortare. E
vi trapela anche tutto l’amore dell’amico di
Gesù, che, dal suo temperamento focoso portato
istintivamente a rispondere all’ingiuria con
l’ingiuria, giunge ad intuire le tentazioni di Cristo
durante la passione. Anzi, egli va più in là, e fa
comprendere come sarebbe stato facile per il suo Maestro
minacciare i suoi carnefici di una punizione divina (al contrario
Gesù, sulla croce, pregherà il Padre di perdonarli,
perché non sapevano ciò che facevano). Anche a noi
verrebbe a volte la tentazione di invocare la vendetta di Dio per
le offese da noi personalmente subite. Pietro interviene per
ammonirci: così dunque imitate il Cristo?
“…ma rimetteva la sua causa a colui che
giudica con giustizia.”
Pietro non fa riferimento al processo sostenuto da Gesù
davanti al sinedrio e a Pilato; egli ci vuole comunicare:
Gesù poneva se stesso, in pratica il suo “caso
giuridico”, tutta la cura di fare giustizia
dell’ingiustizia che gli era addebitata, al Padre celeste,
offrendo in questo modo l’esempio a noi, di affidare a Dio
la vendetta (Rom.12,19). Gesù non solo affidò al
giudice eterno il suo caso giuridico, ma offerse anche se stesso
all’ira divina quale vittima espiatrice. Quindi ci
donò un esempio ancora più grande, prendendo
umilmente su di sé una condanna sanguinosa che sarebbe
toccata all’umanità. In questo modo fu
“Parola” di Dio, che indica la via da percorrere.
Ecco perché anche noi dobbiamo essere disposti a prendere
sulle nostre spalle il dolore, senza chiedere se l’abbiamo
meritato, coscienti del fatto che “ormai è tempo che
cominci il giudizio della casa di Dio”. La storia
dell’umanità, con tutte le sue sofferenze, che
spesso proprio degli innocenti devono sopportare, diviene
più comprensibile se noi la vediamo nella prospettiva
quale giudizio grande e terribilmente severo sul peccato e sulla
disubbidienza delle creature verso il loro Creatore.
“Egli portò i nostri peccati sul suo corpo sul
legno della croce,…”
Gesù non solo portò sul Calvario il peso dei
peccati dell’umanità, ma si fece egli stesso vittima
espiatrice, nella sua incarnazione, mediante il suo essere uomo
come noi. Dio fatto uomo, divenne quindi l’agnello
sacrificale, prendendo su di sé “i peccati del
mondo” (Gv.1,29). Pietro ha ancora davanti agli occhi la
visione di Gesù che si trascina verso il Calvario, sul
quale, già da lontano, spicca il legno, il palo impiantato
verticalmente. E rammenta come egli portò il legno
trasversale, come gli furono inchiodate le mani per poi essere
issato sul palo verticale, pendendo da esso, da quel patibolo che
divenne altare. Pietro non termina il versetto in seconda
persona; non parla più dei vostri peccati: parla invece
dei nostri peccati, perché si sente egli stesso coinvolto.
E vuole pure sentirsi abbracciato, inserito nel disinteressato
Amore umanato.
“…perché, non vivendo più per il
peccato, vivessimo la giustizia;…”
L’attenzione in questo versetto è posto sulla
meta positiva, per la cui realizzazione è presupposto il
rifiuto del peccato: affinché viviamo per la giustizia.
Gesù è il nostro modello anche sotto questo punto
di vista. Infatti, egli visse per la giustizia, pronto
com’era a soffrire per i peccati altrui e ripristinare
l’ordine sconvolto. Fu il suo amore che lo spinse a
ristabilire il vero e giusto rapporto tra Dio e
l’umanità. Quindi, anche per noi, vivere per la
giustizia significa vivere per l’amore, poiché
l’amore cristiano ha assai poco a che fare con i sentimenti
(anche se benedetti), ma è strettamente unito alla
volontà di attuare la giustizia. Una vita vissuta per il
prossimo, una vita che non indietreggia di fronte ad una croce da
portare per altri, non è altro che un vivere per la
giustizia. Si tratta, in ultima analisi, che del semplice
adempimento di quel gran comandamento: “Ama il Signore Dio
tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le
forze e con tutta la mente, e il prossimo tuo come te
stesso” (Lc.10,27).
“…dalle sue piaghe siete stati
guariti”.
Le piaghe sono il risultato della flagellazione e delle
percosse sul corpo nudo di Gesù. Pietro si richiama a
questo invitandoci a guardare la schiena di Cristo, che è
simile alla nostra. Dunque, noi siamo stati risanati, come da
un’amara medicina, per mezzo di queste piaghe. Prima
eravamo malati, forse come quella prostituta alla quale
Gesù disse: ”La tua fede ti ha salvata; va’ in
pace!” (Lc.7,50). L’uomo a cui lei credette era,
infatti, appunto, colui che più tardi, anche per lei, si
sarebbe fatto mettere in croce. Coloro ai quali Pietro si
rivolge, si ricordano forse di essere stati anch’essi
guariti quando furono battezzati; perciò saranno forse
più pronti, in avvenire, a sopportare per gli altri
l’ingiustizia della flagellazione (in altre parole, le
afflizioni della vita diretta o indiretta).
Contemplatio.
Con le sublimi parole di questo cantico, Pietro ci immette
nuovamente a contatto con la realtà del mistero di Cristo,
Uomo Dio, che ha sofferto indicibilmente per noi. E’ come
se ci trovassimo alla presenza di una liturgia corale di
ringraziamento, celebrata per l’occasione e con gratitudine
verso Colui che ci ha redenti.
Noi siamo esposti a situazioni di angustia e da mille
problemi: situazioni nelle quali il ricorso al Signore ottiene la
divina risposta liberatrice. A volte nelle nostre esistenze
è come se vagassimo nel deserto con le immancabili
sofferenze finché impariamo a vedere, osservare, e gioire
e comprendere la bontà del Signore nostro. Le sofferenze
dobbiamo viverle come prove nell’unione alla Passione di
Cristo. La santità ad imitazione di Cristo. Gesù
soffre innocente per colpa dell’umanità. Il suo
atteggiamento non è dettato dalla fiducia in un ricorso in
appello che rimetterebbe le cose a posto. Gesù, al
contrario, ha portato i nostri peccati per suscitare in noi
colpevoli una trasformazione completa. Le rinunce di Gesù
vogliono provocare le nostre. Le nostre, però, non sono
rinunce d’innocenti, ma di colpevoli. Le piaghe di
Gesù sono la nostra guarigione se l’orientamento
della nostra vita cambierà direzione, volgendosi
dall’egoismo al servizio.
Essere pronti a soffrire nella propria carne è la prova
di una disponibilità non soltanto ideologica, ma
effettiva. In modo più generale, la non violenza
proclamata, infatti, da Gesù è il segno più
alto della generosità e del rispetto umano.
Le parole di Pietro ci esortano a vivere sull’esempio di
Gesù Cristo e a seguire una dirittura morale che, per noi
cristiani, consiste anzitutto nell’amare il Signore,
nell’amare come il Signore, nell’amare tutti quelli
che ama il Signore.
Conclusio.
Le esortazioni di Pietro mi hanno insegnato che devo amare e
non importa come, quando e dove. Poiché devo unirmi a Dio,
in Cristo Gesù, il Signore della vita, verso tutti, buoni
e malvagi: “Il Padre vostro celeste fa sorgere il suo sole
sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e
sopra gli ingiusti. Se amate quelli che vi amano, quale merito ne
avete? Non fanno così anche i pubblicani?”
Una simile politica dell’amore porta frutti a lungo
termine, tuttavia, certo di avere accanto Gesù, non mi
lascio vincere dal male, ma cerco di vincere col bene il male.
E’ possibile immaginare che cosa sarebbe una società
in cui tutti i conti siano regolati in un istante, un universo in
cui ogni diritto fosse immediatamente e implacabilmente
rivendicato? La pazienza nel sopportare “le piaghe”
trova la sua giustificazione nel fatto che ha la
possibilità di vincere il male con il bene.
E allora mi pongo la domanda: Come ne sarebbe
dell’umanità dove imperasse il bene, in altre parole
l’amore?”
Non lo so, però conosco molto bene
l’umanità senza l’amore!
Signore Gesù, abbi pietà di me!
Amen. |