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CONVERSIONE E REGNO DI DIO |
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REGNO DI DIO
Benché il Regno di Dio, di per sé, si estenda a tutto il cosmo, a tutti gli esseri creati in cielo
e in terra, l’uomo non è forzato ad entrarvi, ma deve farlo liberamente. E quando, con la fede e l’obbedienza, si decide a farlo, questo
Regno comincia a stabilirsi in lui in una forma tutta intima, nascosta, che non muta nulla della sua struttura esterna, ma cambia tutto di
quella interna. Allora l’uomo, già creato da carne e da sangue, rinasce in Dio per mezzo dello Spirito Santo (Gv.1,13; 3,5-6). Poniamoci, fratelli e sorelle, all’istante la domanda: che cos’è questo Regno che l’AT. Ha
annunciato e prefigurato sin dall’inizio della storia d’Israele? Nell’AT. Dio governava il suo popolo e gli parlava per mezzo di uomini semplici, i suoi
rappresentanti; ora lo fa per mezzo del suo Verbo incarnato. Cessano gli intermediari e Dio viene, nel suo Figlio, a guidare, illuminare,
reggere gli uomini. Per questo Gesù dice: "Il Regno è già in mezzo a voi"
(Lc.17,20). Dunque non è più il tempo dell’attesa, il Regno è già venuto ed è presente in Cristo che manifesta i disegni del Padre per la
salvezza degli uomini e ne inizia l’attuazione con le sue opere. Tuttavia si tratta di un Regno misterioso e nascosto che non ha nulla in
comune con la struttura dei regni terreni, i quali si impongono col fasto e la potenza esteriore. "Il Regno di Dio non viene in modo da attirare gli sguardi; né si dirà: Eccolo qui, o
là". E’ un regno spirituale, infinitamente distante da tutto quello che è sensibile, che è successo terreno o potere politico; esso
abbraccia i valori profondi dello spirito, prende l’uomo dal di dentro trasformandolo in figlio di Dio e perciò cittadino del suo Regno: Regno che abbiamo inaugurato proprio iniziando a meditare il Discorso della Montagna e a edificare la
casa della vita. Tra le parabole di cui Gesù si è servito per illustrare i diversi aspetti del Regno, spicca quella
del seminatore (Mt.13,1-9; e che riprenderemo in seguito perché sarà oggetto di meditazione). Sotto la figura dell’uomo che sparge il seme a piene mani, mentre questo cade su terreni i più
disparati (strada, luogo sassoso,spine, terra buona) viene indicata da una parte la prodigalità di Dio che semina ovunque il suo Regno e dall’altra
sono significate le condizioni necessarie all’uomo per accogliere questo seme, ossia "la parola del Regno", e farlo fruttificare nel
proprio cuore. La Parola del Regno è l’insegnamento di Gesù, è tutto il suo Vangelo; anzi è lui stesso, Parola eterna del Padre seminata
nella nostra umanità perché, facendosi uomo come noi, traduca in linguaggio umano la Parola di Dio, e quindi faccia cadere il seme prezioso
del Regno nel cuore di tutti gli uomini. Il seme (la parola) ha in se stesso il potere di germogliare e creare il Regno in ogni creatura;
tuttavia non lo fa (proprio come la semente del campo) se non trova un terreno pronto e atto ad accoglierlo. In primo luogo è necessario un
ascolto attento, interiore, non distratto dai rumori della strada, occorre un cuore sgombro dai sassi e dalle spine, ossia dagli attacchi
disordinati a se stessi e alle creature, dalle preoccupazioni eccessive per i beni terreni, dalle passioni che soffocano ogni buon proposito,
che distolgono dal bene, che rendono fiacchi e incostanti. Bisogna essere "terra buona", come lo fu il cuore di Maria che accolse in
sé il Verbo di Dio e gli fu madre non solo perché lo generò alla vita del tempo, ma ancora più perché custodì nel cuore la Parola e la
tradusse in vita, secondo l’insegnamento del Figlio: "Mia madre e miei fratelli sono quelli che ascoltano la Parola
di Dio e la mettono in pratica" (Lc.8,21). Così il seme germoglia, ed essendo un seme divino ha capacità immense di sviluppo, fino
alla vita eterna; radica l’uomo nel Regno di Dio non solo per il tempo, ma per l’eternità. Il seme "seminato in
terra buona è colui che ascolta la Parola e la comprende, questi porta frutto e produce chi il cento, chi il sessanta, chi il trenta"
(Mt.13,23). Questo significa, come possiamo ben comprendere, un profondo cambiamento di mentalità. Non si può
restare impassibili; è richiesta una visione nuova delle cose, che si traduca in orientamenti operativi del progetto nuovo che sfocia nella
fede: credere al lieto annuncio, avere la certa fiducia che la novità del Regno di Dio si fa avvenimento per noi. In altri termini, la conversione al Regno di Dio si tramuta in una decisione di speranza. Davanti all’esistenza della persona e alla storia umana si apre, in forza dell’annuncio di
Cristo, una prospettiva di novità totale. Questo mondo è dichiarato vecchio e decrepito, destinato a crollare dentro di noi e fuori di noi.
Avanza un mondo nuovo, quello del progetto divino. Cristo ha affermato che la nuova creazione è spuntata nella storia. La sua presenza significa
appunto l’inizio del mondo nuovo, perché le forze del male e della morte del vecchio mondo, da lui affrontate vittoriosamente, non sono più
dominatrici incontrastate della vicenda umana. La volontà divina di giustizia, di amore e di pace comincia a compiersi. In questo preciso senso
il Regno di Dio è realtà veniente dal futuro. Una umanità nuova, riconciliata con Dio e nel suo interno tra popolo e popolo, tra classe e classe,
tra uomo e uomo, non è più un sogno proibito. |
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