L'uomo dell'effimero
Due filosofie a confronto: vivere secondo gli uomini o vivere
secondo Dio. Gesù è venuto a metterci in guardia contro la prima: "Guardatevi
dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali….per causa mia"
(Mt.16,17). Perciò Gesù prosegue: "Io vi mando come pecore in mezzo ai lupi:
siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe" (Mt.10,16). Quasi
a voler assicurare i suoi discepoli della sua presenza permanente, Gesù dichiara: "Io
sono la luce del mondo: chi mi segue non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce
della vita" (Gv.8,12). Il rischio fra queste due filosofie a confronto
consiste nel fatto che l'una tende al successo, almeno per quanto riguarda l'accontentamento
dell'egoismo e dell'individualismo, dove il succo della saggezza mondana si
sintetizza nella libertà come verità di sé, ossia "fare sempre e in ogni
caso ciò che piace o che si vuole perché soddisfa, gratifica, consola, consolida
il primato del proprio Io e della propria volontà contro tutto e tutti, persino
contro Dio, la sua legge, la sua Chiesa, il Vangelo, la tradizione come novità di
vita, l'ambiente cristiano-cattolico, l'arte, la poesia e la letteratura cristiana o
religiosa in genere; anzi crea l'avversione alla saggezza razionale, l'avversione
alla sofferenza, la dimenticanza della vita eterna. Il tempo sembra l'eternità del
piacere e non un attimo che consuma inutilmente il tempo, privato, in questo modo,
dal fine ultimo, proprio della vocazione umana: Dio!
Eppure tutto sottostà all'azione dei fini in questo misterioso
universo. E l'uomo possiede solo in Dio il fine adeguato alla sua smisurata sete di
vita, di essere, di piena realizzazione di sé attraverso la perfezione. La cultura
delle apparenze, dell'immediato, dell'effimero, del provvisorio condanna l'uomo ad
un'unica dimensione, quella fenomenica, visibile, materiale, confezionata da cose,
dall'avere come sete di denaro, come dimostrazione del potere, del possesso, del
piacere.
Il cammino dell'uomo materiale, in contrapposizione all'uomo spirituale, si attua in
un circuito chiuso alla Trascendenza, fuori della cultura dell'umanità della mente,
del cuore e della coscienza, perché si tratta dell'esperienza esclusivamente
"sensoriale", sensitiva, corposa, materiale. Quindi l'uomo dell'effimero
è condannato al consumismo, è guidato dall'illuminismo pratico, il quale affonda
le sue radici nelle sabbie mobili delle cose e delle passioni umane più cariche
d'animalità, di violenza bestiale e di spessore irrazionale. Si crede all'evidenza
delle cose e della loro utilità immediata. La seconda annuncia all'uomo
dell'effimero, che si nasconde nel sottobosco dell'appartenenza a questo mondo che
vive di solo pane, le parole di Gesù: "Voi siete di quaggiù, io sono di
lassù. Voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Perciò vi ho detto
che morrete nei vostri peccati, perché se non crederete che IO SONO, voi morirete
nei vostri peccati" (Gv.8,23-24).
Gesù non si trova nell'effimero, ma "oltre".
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