Evidentemente il termine "salvati",
riferito a coloro che si aggregavano alla comunità cristiana,
proietta la sua luce anzitutto sulla comunità stessa, che si
percepisce come oggetto e come luogo di salvezza (proprio come
la nostra comunità); ma in definitiva, da dove viene questa
percezione e che cosa significa concretamente per coloro che la
vivono?
Rispondere a questa domanda significa anche,
indirettamente, mettere a fuoco contenuto e stile della
missionarietà della comunità, così come appare negli Atti.
La prima constatazione da fare è che la
comunità ecclesiale primitiva, dopo la resurrezione del
Signore, la sua ascensione al cielo e la Pentecoste, avverte di
essere entrata nel tempo ultimo, nel quale le promesse fatte a
Israele attraverso i patriarchi e i profeti sono compiute, Non
solo: esse sono compiute in maniera sovrabbondante, perché non
sono rivolte più solo a Israele, ma a tutto le genti.
Questa coscienza in particolare si fa strada
molto lentamente nella chiesa che, alle sue origini, è tutta e
solo giudaica; e gli Atti oltre a fornirci la testimonianza di
questa apertura d’orizzonte, mostrano anche quanto questo
cammino sia stato lungo, controverso e talora doloroso.
Che i cristiani si percepiscano
"salvati" significa, inoltre, non degli scampati a un
evento catastrofico, ma persone liberate dal male e da una
situazione di male per un preciso disegno di Dio.
Dice Pietro il giorno di Pentecoste,
intendendo parlare di un giudizio di condanna che incombe sul
mondo e sulla sua mentalità.
Tale liberazione dal male e dal giudizio sul
male, dal peccato e dalla morte, che in Cristo si rende
accessibile a tutti, è ciò che gli atti chiamano
"salvezza". Salvati sono perciò coloro che nell’adesione
all’evento di Gesù Cristo configurano ad esso la loro vita in
un cammino di conversione personale e comunitaria.
Non si tratta di un pietismo, ma di una forza
in grado di sconvolgere il mondo che, con il suo peccato,
pronuncia su di sé la propria condanna.
Il riferimento a Gesù Cristo, allorché gli
Atti parlano di salvezza, non è sempre esplicito, ma è
comunque costante. Gesù è il Salvatore (At.5,31; 13,23), colui
nel cui nome si può essere salvato (At.4,12), potremmo dire che
la salvezza è solo "cristiana", cioè che è vera
salvezza solo in quanto si fonda su Gesù e a lui rimanda.
La comunità che vive nella comunione,
andando contro la mentalità del mondo, vuole essere un segno
fortemente connotato dalla vittoria sul peccato che Cristo
partecipa ai suoi. Non si tratta quindi di una salvezza che
riguardi delle scelte puramente personali o degli ambiti
puramente spirituali, né si addice ad essa il nome di
"ideale". Per i cristiani la salvezza è un fatto e la
comunione ne è il segno: essa cambia la vita di chi la accoglie
in tutti i suoi aspetti e le sue dimensioni.
La potenza salvifica di Gesù Cristo,
inoltre, si manifesta e si rende operante nella sua sofferenza.
Come già la parte conclusiva del Vangelo di Luca (Lc.24,13-35),
anche gli Atti mostrano di sapere che il Cristo è salvatore
sofferente. Leggiamo, in particolare, l’episodio dell’incontro
tra Filippo e l’Etiope (At.8,26-40) la citazione esplicita e l’applicazione
a Gesù di Isaia 53.
Tale insistenza da parte di Luca, che mette
sempre in bocca agli apostoli il ricordo della morte di Gesù
come parte irrinunciabile della fede, oltre a dirci che la
salvezza è venuta attraverso la sofferenza, indica allo stesso
tempo lo stile a cui i "salvati" si devono adeguare.
La chiesa fa suo il modo di salvare di Gesù
e come egli si fa carico del peccato del mondo, essa prende su
di sé le sofferenze degli uomini e dà ad essi consolazione,
annunciandone e promovendone la liberazione. Tutto ciò,
appunto, non potrà essere indolore per la comunità cristiana,
e tuttavia essa è salvata per salvare.
Il fatto cioè che ogni giorno il Signore
aggiunga ad essa altri membri, non è particolare secondario
della narrazione né un accenno vagamente trionfalistico,
benché testimoni la fecondità di un tipo di vita, ma indica
anzitutto un atteggiamento di sequela del Signore nella
solidarietà verso gli uomini.