Come è descritta da questi versetti l’esperienza
cristiana?
Possiamo individuare tre momenti:
a) non allontanarsi-aspettare;
b) ricevere lo Spirito Santo;
c) essere testimoni.
Come mostra il successivo racconto della
Pentecoste (At.2,1-13), il primo momento è sempre una strettoia
o un momento di buio e di pazienza nella fede: occorre fidarsi
della promessa e non cercare di conoscere tempi e momenti
sovrapponendo il proprio progetto a quello che il Padre ha già
preparato e messo in opera. E’ il momento del
"perseverare nella preghiera" (At.1,14).
L’attesa non è fine a se stessa, ma è
coronata dall’adempimento della promessa e dall’ingresso di
Dio nella storia: lo Spirito Santo, manifestazione della potenza
di Dio, viene per essere la forza dei credenti: se la chiesa non
accoglie questa forza divina che la spinge dall’interno, non
può rispondere alla chiamata del Signore.
Infine è necessario muoversi e uscire: il
testo mostra un bel contrasto tra il ver.4 in cui si dice che
gli apostoli non devono allontanarsi da Gerusalemme e il ver.8
in cui Gerusalemme diventa invece una sorta di centro di
irradiazione con la massima apertura possibile verso il mondo.
Ma il problema, appunto, per i credenti, è di sapere aspettare
che maturi il tempo del progetto di Dio; quelli che a noi
possono sembrare episodi, sono fatti da tempo preparati, e con
un seguito; il loro vero protagonista è lo Spirito Santo che
attraverso di essi guida la chiesa al suo compimento fino ai
confini della terra.
Saper aspettare è importante, perché è una
manifestazione della propria fede nella parola e nelle promesse
di Dio: Dio è padrone del tempo, come dice anche Gesù al
ver.7, e non si tratta di fare conti o previsioni, ma di
cogliere i segni che egli manda, così come li manda.
La storia quindi, nella sua dimensione di
tempo, è prima di tutto dominio di Dio, mentre il credente è
chiamato a essere testimone superando i limiti dello spazio, con
una missione universale che è ineliminabile dall’essere
cristiani.
Da ultimo sottolineiamo ancora la centralità
assoluta dello Spirito Santo, vero protagonista degli Atti e
della storia della chiesa.
Lo Spirito è "promesso dal Padre"
(ver.4), perché già i profeti dell’AT avevano parlato di una
salvezza sovrabbondante che doveva manifestarsi in Gerusalemme
(Is.2,1; Gl.3,5; Zc.12,10 e 13,1); egli riveste i credenti
manifestando nelle loro parole e opere la propria potenza,
rendendoli cioè testimoni.
L’identità profonda della chiesa è
proprio questa: missionaria perché testimone e testimone
perché visitata e guidata dallo Spirito Santo.