VANGELO DI MARCO - CAPITOLO 2

LE CINQUE CONTROVERSIE



Prima controversia
Cap. 2,1-12: Il paralitico e la remissione dei peccati.

*Dopo alcuni giorni rientrò a Cafarnao, e si seppe che era in casa. *E si radunò tanta gente che non si poteva più accedere neppure all'ingresso. Ed egli annunciava loro la parola. *E vengono quattro uomini reggendo un paralitico per presentarglielo. *Non potendo portarglielo davanti a causa della folla, scoprirono il tetto dalla parte dove egli si trovava e, fatta un'apertura, vi calarono il lettuccio dove giaceva il paralitico. *E Gesù, veduta la loro fede, dice al paralitico: Figlio, ti sono perdonati i peccati. *Ma c'erano alcuni scribi là seduti e ragionavano dentro di sé: *Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati se non Dio solo? *Allora Gesù, resosi subito conto nel suo spirito che così ragionavano nel loro intimo, dice loro: Perché fate questi ragionamenti dentro di voi? *Che cosa è più facile, dire al paralitico: Ti sono perdonati i peccati, oppure dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? *Ora, affinché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dice al paralitico: Io te lo dico, alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua. * Quello si alzò e subito, preso il suo lettuccio, se ne andò davanti a tutti.

Il brano del vangelo che abbiamo letto ci porta a Cafarnao, nella casa di Pietro e di Andrea, scelta da Gesù come sua abitazione. C'è come una strana euforia in città: giovani e anziani, uomini e donne, sani e malati, in tanti si dirigono verso quella casa. Nei loro volti si legge la voglia di star bene e di essere finalmente felici. Anche se solo un gruppo riesce ad entrare, il clima è in ogni caso di festa. La presenza di Gesù allarga sempre il cuore alla speranza, crea tranquillità e gioia. Sembra che costoro vivano le parole del profeta: "Non ricordate più le cose passate…Ecco faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?" (Is.43,18-19). In verità quelle persone si erano accorte che stava sorgendo una cosa nuova. E, infatti, la loro attenzione si era rivolta verso quel giovane profeta. La prima considerazione che mi viene da pensare e che mi chiedo: non dovrebbe essere così per ogni nostra parrocchia, per ogni nostra chiesa, per ogni nostra comunità? Non dovrebbe essere il cuore di ciascuno di noi come una porta per chiunque ha bisogno di amore e di sostegno? Il brano parla di quattro amici che portano un uomo malato davanti a Gesù. E questo mi sembra suggerire una seconda considerazione, a noi, spesso distratti ed egocentrici, che i malati e i poveri hanno bisogno che qualcuno li aiuti, che stia loro vicino, che s'interessi davvero della loro vita e della loro condizione. La situazione è drammatica dal momento che vi è un tale accorrere e pigiarsi della folla che gli ammalati non possono più raggiungere Gesù. Ecco allora lo stratagemma dei quattro amici del paralitico: sfondano il tetto e calano il malato davanti a Gesù. Operazione piuttosto facile poiché si tratta di un'abitazione palestinese ad un solo piano con un terrazzo fatto di frascume e fango, che si può facilmente rimuovere. Davvero l'amore non conosce ostacoli, fa scovare strade anche le più impensate! Così il paralitico è posto al centro della casa. Per la gente è il centro fisico, per Gesù diviene il centro delle sue attenzioni. Il povero malato che nella speranza della guarigione si era lasciato trasportare in quel modo, si sente dire parole inaspettate: "Figlio, ti sono rimessi i peccati".

La terza considerazione da fare è che l'uomo è inesauribile nel peccato, ma Dio lo è ancora di più nel perdono. L'incarnazione del suo Unigenito e l'opera redentrice di lui sono la testimonianza più chiara. Gesù ha mostrato in mille modi quanto Dio ami perdonare; anzi ha perfino anticipato il perdono prima che fosse chiesto. E' il caso del paralitico della narrazione che stiamo meditando. Per l'ammalato, con ogni probabilità, non erano i peccati che lo preoccupavano in quel momento, ma la sua infermità. Eppure è questo il primo miracolo che Gesù compie in lui: lo libera dal peso delle colpe che inceppano il suo spirito più di quanto la paralisi impedisca le sue membra. Ma l'invidia acceca. Tra i presenti ci sono degli scribi che pensano che quell'uomo aveva solo bisogno di salute, non di perdono, per il semplice motivo che "chi può perdonare i peccati se non Dio?" Allora per fare comprendere che tale gesto non è arbitrario, il Signore aggiunge con autorità: "affinché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere di rimettere i peccati sulla terra, dico a te, alzati, prendi il tuo letto e và a casa tua". La guarigione del corpo attesta la remissione dei peccati, è il segno esterno, controllabile da tutti, del perdono concesso, e nello stesso tempo dimostra la magnanimità del perdono di Dio il quale non solo distrugge i peccati dell'uomo, ma lo benefica in modo meraviglioso. Fratelli e sorelle, il paralitico aveva bisogno, come ciascuno di noi, di perdono e di guarigione. Del resto a che serve la salute fisica se si è cattivi nel cuore? A che serve guadagnare il mondo intero, se poi si perde l'anima? Eppure il mondo è giunto sino a coniare quel povero e ridicolo detto: "Quando c'è la salute c'é tutto!" Il perdono dei peccati è iniziativa della misericordia infinita di Dio che cerca tutte le vie per salvare l'uomo, creatura del suo amore. Dio è fedele; ha voluto la salvezza dell'umanità e l'ha attuata in Gesù, il Cristo; in lui le sue promesse sono divenute realtà. Ecco il motivo per cui l'uomo deve decidersi a rispondere con la fedeltà alla fedeltà di Dio, col suo "sì" al "sì" di Lui.

Seconda controversia
Cap. 2,13-17: la vocazione di Levi e il pranzo con i peccatori.

*E uscì di nuovo lungo il mare; e tutta la gente veniva da lui ed egli l'ammaestrava. *E passando vide Levi, figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte e gli disse: Seguimi. Ed egli si alzò e lo seguì. *Ed ecco che, mentre stava a mensa in casa di lui, anche molti esattori del fisco e peccatori sedevano a mensa con Gesù e con i suoi discepoli, perché erano molti che lo seguivano. *Gli scribi dei farisei, vedendo che mangiava insieme con i peccatori e gli esattori del fisco, domandarono ai suoi discepoli: Come mai mangia e beve insieme con gli esattori del fisco e i peccatori? *Gesù che aveva udito, rispose loro: Non hanno bisogno del medico i sani, ma gli ammalati. Io non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori.

Anche questa seconda controversia riguarda l'atteggiamento di Gesù nei confronti del peccato. Nei versetti precedenti Gesù si presenta come chi ha il potere di riconciliare il peccatore con Dio, qui, al contrario, rende presente la salvezza di Dio per chi sono esclusi: i peccatori. Il centro focale di tutto è la risposta di Gesù agli scribi: "Non hanno bisogno del medico i sani, ma gli ammalati. Io non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori". La sentenza è preparata dalla chiamata-conversione di Levi-Matteo al seguito di Gesù e dal successivo pranzo con esattori del fisco e peccatori. Nel brano assistiamo ad un doppio movimento: Gesù che esce lungo il mare (=azione missionaria dell'andare) e la gente che corre da lui (=azione dell'andare della speranza). Durante il tragitto con i discepoli e la gente, incontrano una persona sgradita alla gran parte della popolazione: Levi, figlio di Alfeo, colui che riscuoteva le tasse a favore di Roma. Tra l'altro, era risaputo a tutti che questi esattori imponevano quote più elevate del prestabilito, per arricchirsi. Tuttavia, Gesù senza mezze misure lo convoca: Seguimi! Si tratta di un imperativo esistenziale più che vincolante; Levi-Matteo avrebbe anche potuto rifiutare senza apparenti conseguenze, ma avrebbe continuato una vita da ricco e da odiato. "Egli si alzò e lo seguì". In quel preciso istante scatta qualcosa di misterioso: la conversione. Perché si converte? Io credo non sia possibile rispondere in modo razionale a questa domanda imperniata su Gesù, il quale non contempla i "perché", ma l'esclusivo ed incondizionato "credo". Levi-Matteo in quei brevi attimi in cui i suoi occhi incrociano quelli di Gesù, ha compreso che aveva accantonato i valori della Legge, sostituendoli con falsi valori materiali. Levi-Matteo comprende che quel Rabbuni che lo ha chiamato è capace di ridare i sogni perduti, il sorriso smarrito e, soprattutto, la speranza. Infatti, si alza rompendo con quella falsa vita e quel suo falso amore, e si mette in movimento al seguito della pienezza della Vita.

Coloro che sollevano la questione dello scandalo di Gesù che mangia con i peccatori sono gli scribi, cioè i maestri della legge appartenenti al partito dei farisei. Questi ultimi erano gli eredi spirituali degli Hassidim, "i giusti", che avevano sostenuto la lotta dei Maccabei nel II° secolo a.C. per la libertà e l'indipendenza religiosa. Erano fedeli osservanti della legge dell'insegnamento tradizionale e, a differenza dei sadducei, credevano nella vita dopo la morte. Fariseo significa "separato", vale a dire coloro che, per il loro attaccamento alla legge, si separavano da tutto ciò che era impuro, in particolare dal "popolo della terra", in altre parole dal popolo ignorante e poco pratico delle prescrizioni ( circa 630) e perciò esposto alle varie forme d'impurità legale. Gli esattori del fisco erano uno dei gruppi che facevano parte della classe dei peccatori. Sotto questa qualifica cadevano non solo i ladri, le prostitute, ma anche chi esercitava certi mestieri che potevano essere occasione di disonestà: pastori, conciatori di pelle, asinai, artigiani in genere, ecc. Quanti esercitavano questi mestieri erano equiparati agli schiavi, in pratica erano privati dei diritti civili e politici. Gesù si trova a mensa con i peccatori e i pubblicani nella casa di Levi. L'aspetto scandaloso e provocante della scena è rilevato da Marco, perché richiama quattro volte l'equivoca compagnia di Gesù. Comprendiamo allora la mostruosità del gesto di Gesù che chiama al suo seguito un pubblicano e solidarizza con i peccatori.

Levi spalanca letteralmente le porte della propria casa (parafrasando il gesto, non è possibile iniziare un cammino di sequela con Gesù con l'antifurto). L'invito a cena è l'evidente celebrazione dell'incontro col ritorno alla Vita. Non si tratta sicuramente di una cena romantica ed esclusiva tra Gesù e Levi, "molti pubblicani e peccatori si misero a mensa insieme". La gioia di chi ha ritrovato la Vita, non può essere contenuta, deborda e genera anche disappunti perché supera i paradigmi stagnanti, adottati da chi non hanno speranze e desidera perpetuare il passato. Gli scribi dei farisei vedendo il banchetto criticano aspramente Gesù ed i suoi discepoli perché mangiano insieme ai peccatori. Essi però sono semplicemente degli spettatori della cena, non vi partecipano e tentano di danneggiarla pesantemente. Sono persone che si fermano alla "buccia della vita" (esteriorità), che non giungono alla "polpa" (interiorità) e pretendono che tutti si blocchino senza assumersi responsabilità di proposte. Ecco perché Gesù sentenzia contro di loro: "Non hanno bisogno del medico i sani, ma gli ammalati…" Similmente Gesù è come un medico che indica ai pazienti le terapie mediche nei momenti in cui si sentono malati, ma soprattutto nei programmi di prevenzione, in pratica quei casi il cui il medico offre alla persona un bagaglio di conoscenze ( il Vangelo) per comprendere il proprio stato di salute, così da riconoscere la malattia quando è presente ed i benefici della guarigione quando si manifesta (conversione). E' necessario riconoscersi peccatori e bisognosi, per potere incontrare Gesù; altrimenti si è così indipendenti da essere estranei anche a se stessi, e non sentiamo il desiderio di crescere e comprendere la Vita che il Signore Gesù ha posto in noi fin dall'inizio dei tempi. Gesù finisce la cena motivando una volta di più la ragione dell'Incarnazione e così il suo schieramento dentro la storia: dalla parte dei poveri e della conversione del peccatore, non della sua morte.

Terza controversia.
Marco 2,18-22: La questione del digiuno e la novità evangelica.

*I discepoli di Giovanni e i farisei stavano digiunando. E vengono a dirgli: Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano e invece i tuoi discepoli non digiunano? *E Gesù rispose loro: Forse gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro, possono digiunare? Finché hanno lo sposo con loro non possono digiunare. *Ma verranno giorni nei quali lo sposo sarà loro tolto, e allora in quel giorno digiuneranno. *Nessuno cuce su un vestito vecchio un panno nuovo, altrimenti il rattoppo strappa il buono del vecchio e la lacerazione diventa peggiora. *E nessuno mette vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino fa scoppiare gli otri, e si perde il vino e anche gli otri; ma vino nuovo in otri nuovi.

Per calarsi nel senso profondo dei versetti in oggetto, dobbiamo compiere un passo indietro nell'A.T. Dio ha sempre rivelato il suo amore per le sue creature con espressioni più che mai tenere e umane. Così quando assicura che anche se una madre abbandona il figlio, egli non abbandonerà mai il suo popolo (Is.49,15); e quando, dopo il tradimento e il castigo, richiama a sé il suo popolo, rinnoverà il suo patto d'amore dichiarando: "Ti sposerò per l'eternità, ti sposerò nella giustizia e nel diritto, nella tenerezza e nell'amore, ti sposerò nella fedeltà" (Os.2,21-22). Da sempre Dio ha cercato tutti i modi per far comprendere il suo amore per l'umanità non disdegnando presentarlo nelle forme più accessibili all'uomo come quelle dell'amore materno e dell'amore sponsale. Gesù esce dagli schemi dell'uomo devoto e si è inserito in questa linea e quando i farisei gli hanno mosso critiche perché i suoi discepoli non digiunavano, ha risposto: "Forse che possono digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro?"

Il fatto è che Gesù, non solo sta alla buona tavola con compagnie poco raccomandabili, ma non pratica neppure quella forma di ascesi che, secondo la mentalità comune, caratterizza l'uomo religioso: il digiuno. Questo comportamento singolare emerge in modo appariscente dal confronto con l'atteggiamento di Giovanni Battista, l'asceta del deserto. I farisei digiunavano non solo nelle circostanze prescritte dalla legge, come nel giorno del gran perdono, ma due volte la settimana, il lunedì e il giovedì. Nella controversia del digiuno i due gruppi sono contrapposti: da una parte i discepoli del Battista e quelli dei farisei, dall'altra i discepoli di Gesù. Gesù in questa sorta di proverbio-parabola attribuisce a sé il titolo di sposo che Dio, per bocca dei profeti, si era riservato. Egli, infatti, è Dio sceso in mezzo al suo popolo, che incarnandosi nel seno di una Vergine ha sposato la natura umana con vincolo indissolubile: "Ti sposerò per l'eternità" . Vale a dire che la profezia di Osea si è compiuta in lui; la salvezza preannunciata sotto figura di sponsali tra Dio e l'umanità si realizza in Cristo Gesù. Perciò la sua permanenza tra gli uomini è il tempo delle nozze; tempo di festa a cui non si addice il digiuno.

Con la sua risposta Gesù non intende disapprovare il digiuno che ha già ratificato (Mt.6,16-18), ma vuol far comprendere che la sua presenza nel mondo è la presenza dello Sposo venuto a portare gioia e salvezza. Del resto questa presenza non durerà a lungo: "Verranno giorni quando sarà loro tolto lo sposo, e allora digiuneranno in quel giorno". E' un'allusione velata alla sua passione e morte, allorché egli sarà sottratto con violenza ai suoi amici. Sarà quello il tempo del digiuno e del pianto. Le parole di Gesù non propongono ai credenti un modello di comportamento religioso o sociale, organizzare festini nuziali o saltare i pasti quotidiani, ma definiscono il ruolo della sua persona, La sua presenza e la sua assenza sono la ragione del loro stare insieme e del comportamento che si esprime anche attraverso le forme esterne della gioia e della tristezza. Questa interpretazione è confermata dalle due piccole parabole collocate a questo punto. Gesù non è venuto a mettere "una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio", né del "vino nuovo in otri vecchi", ma a rinnovare dalle radici l'umanità intera. Il suo inserimento nel tempo, nella vita e nella storia umana dà al mondo un volto e un senso nuovo; la vecchia mentalità dei farisei, fatta di prescrizioni, non è capace di accogliere questa "novità", occorre pertanto una mentalità nuova edificata sulla parola di Gesù Cristo. Egli non è venuto a restaurare la sinagoga, ma a fondare la sua Chiesa "novità" nata dal suo sacrificio; e soltanto a lei consegnerà il "vino nuovo" del suo sangue e della sua dottrina perché ne alimenti la vita e nutra tutti i suoi figli in un banchetto nuziale che inizia quaggiù, ma che si compirà solo in cielo. Il rapporto con Gesù rende vecchie e inutili tutte quelle idee e quelle strutture che pretendono di programmare o manipolare la libertà dell'azione divina.

Quarta controversia.
Le spighe raccolte in giorno di sabato
2,23-28

*Avvenne poi che egli si trovò a passare in giorno di sabato tra i campi di grano, e i suoi discepoli, strada facendo, cominciarono a cogliere spighe. *I farisei gli dissero: Vedi, perché fanno di sabato quello che è proibito? *Egli rispose: loro: Non avete mai letto ciò che fece Davide quando si trovò nella necessità ed ebbe fame, lui e quelli che erano con lui? *Che entrò nella casa di Dio, al tempo del sommo sacerdote Abiatar, e mangiò i pani consacrati, che nessuno può mangiare se non è sacerdote, e ne dette anche a quelli che erano con lui? *E disse loro: Il sabato è fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato. *Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato.

In questa quarta controversia, come quella seguente, l'attenzione è polarizzata attorno alla legge del riposo sabbatico. Sono di scena ancora o discepoli e i farisei, questi ultimi scrupolosi osservanti della legge. Non dobbiamo scordare che la legge giudaica del sabato escludeva ben 39 tipi di lavoro, tra i quali anche quello di mietere, fare covoni, battere il grano, ventilare ecc. Così per i farisei vedere i discepoli di Gesù che colgono spighe passando tra i campi di grano compiono ciò che non è lecito in giorno di sabato. Dissero i farisei: "Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso?" Rispose loro Gesù: "Non avete mai letto che cosa fece Davide quando si trovò nel bisogno ed ebbe fame, lui e i suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatar, e mangiò i pani dell'offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni?". E così disse loro: "IL sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell'uomo è Signore anche del sabato".

Gesù e i suoi discepoli rappresentano una comunità itinerante, un gruppo di persone che attraversano in lungo e in largo la Palestina, in modo particolare la Galilea. In questa intensa attività itinerante non sempre capita di essere ospitati da amici e persone disposte a dare da mangiare a Gesù e ai discepoli che sono con lui. Ecco perché, in alcune occasioni, soffrendo la fame e per sfamarsi, essi ricorrono alla frutta degli alberi che incontrano lungo il cammino, oppure si mettono a spigolare nei campi di grano. Tra l'altro, trattasi di consuetudine permessa dalla Scrittura, fuorché di sabato, che è giorno in cui non bisogna lavorare. Quindi il gesto dei discepoli di Gesù, di prendere le spighe e mangiarne i grani, è equiparato al "mietere e trebbiare". Perciò la violazione del sabato è proibita con la minaccia della lapidazione, bisogna avvertire l'interessato di modo che si fosse certi che agisse "deliberatamente". Tuttavia Gesù afferma la sua autorità anche circa il sabato, Prendendo le difese dei discepoli aveva detto: "Il sabato è stato fatto per l'uomo, e non l'uomo per il sabato". Questo per far capire che la sua funzione è anzitutto il bene spirituale dell'uomo, raggiunto mediante un rapporto più intenso con Dio negli atti di culto, non solo individuali ma comunitari; e anche il suo bene materiale procurandogli un giusto riposo e permettendogli di dedicarsi ad opere di carità in favore del prossimo. Gesù, dichiarandosi "Signore del sabato", lo libera dalla gretta interpretazione dei farisei e nello stesso tempo ammonisce i discepoli ad usarlo con giusta libertà, ma sempre conforme al suo insegnamento ed esempio.

La sentenza generale antilegalista e liberale corrisponde alla prospettiva di Marco che interpreta per la comunità l'atteggiamento di Gesù nei confronti delle istituzioni giudaiche mediante formule e principi generali che pongono l'uomo a concepire le cose in un certo modo, e a volte anche di insegnarle, possano fare apparire la religione come un complesso di verità da credere e di precetti da osservare: un concetto non molto dissimile da quello che avevano gli scribi e i farisei nei riguardi della propria religione. Ma Gesù, che pure ha affermato di essere venuto "non ad abolire la legge ma a dare compimento", a riguardo delle prescrizioni tradizionali manifesta per sé ed esige dai suoi uno spirito "libero" che trova nelle prescrizioni non un inciampo, ma un aiuto per il libero esercizio dei propri diritti. Il cristiano conosce l'importanza ed il valore dell'assemblea liturgica nel "Giorno del Signore", e anziché esimersene con leggerezza per affermare la propria libertà, afferma invece con forza il proprio diritto, come credente, a ritrovarsi con i propri fratelli e sorelle di fede per attuare con gioia il sacrificio di lode al Padre. Gesù è colui che offre la possibilità di incontrare Dio di là della paura e della divisione del peccato.

Quinta controversia.
L'uomo guarito in giorno di sabato
3,1-6

*Gesù entrò di nuovo nella sinagoga, dove si trovava un uomo che aveva una mano inaridita.*E lo spiavano per vedere se lo guarisse di sabato per poterlo accusare. *E disse all'uomo che aveva la mano inaridita: Mettiti qui in mezzo. *Poi chiese loro: Di sabato è lecito fare del bene o del male, salvare una vita o perderla? Ma quelli tacevano. *E gettando tutt'intorno uno sguardo con sdegno, amareggiato per la durezza del loro cuore, disse all'uomo: Stendi la mano. Egli la tese e la sua mano fu risanata. *I farisei, usciti, subito tennero una riunione con gli erodiani contro di lui per farlo morire.

Anche in questi versetti il punto di discussione è ancora l'interpretazione e applicazione della legge del riposo sabbatico. La casistica degli esperti giudaici prevedeva la possibilità di interventi curativi in giorno di sabato solo nel caso di grave necessità o pericolo di vita. Ecco perché il paralitico alla mano rappresenta un test per verificare l'ortodossia di Gesù nei confronti della legge del sabato. La presenza del malato e di quelli che osservano Gesù è una tacita ma chiara domanda. Gesù, conoscendo i loro pensieri e il loro modo di agire, risponde con una controdomanda lineare e acuta. Egli dapprima pone il problema sul piano generale dei valori: è lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male? Come notiamo, non esiste una posizione neutrale.

Infatti, Gesù non esita, proprio di sabato, guarire l'uomo "che aveva una mano secca". E lo fa nonostante l'atteggiamento malevolo dei farisei per dimostrare loro che non solo è lecito fare il bene in giorno di sabato, ma che le opere buone a sollievo dei fratelli sofferenti devono completare la santificazione del giorno del Signore. I farisei non ragionano più, il loro spirito è come bloccato da un'idea fissa: Gesù deve morire. La ragione? Si tratta di un profeta scomodo, uno che non lascia tranquilli, uno che non dà tregua all'iniquità, alla doppiezza, alla falsità. Quasi nemmeno odono La domanda che Gesù ha posto, con l'intento di farli riflettere. Soprattutto nemmeno si accorgono della tristezza che il loro atteggiamento suscita in Gesù. Dei vangeli sinottici, soltanto Marco accenna allo sdegno di Gesù e al suo sconforto a causa della chiusura e ottusità dei farisei. Tutto ciò prepara la conclusione del v.6 e fa intravedere la fine violenta di Gesù. La decisione di uccidere Gesù da parte dei responsabili religiosi, farisei, politico, erodiani, obbedisce alla logica di un sistema che cerca di autoconservarsi.

La guarigione del malato, in sintesi, è un'evidente provocazione nei confronti del sistema. Un atteggiamento di rottura che condurrà alla croce. Se rileggiamo le cinque controversie, ci accorgiamo di trovarci di fronte ad un mini vangelo, nel quale è concentrato tutto il dramma che matura attorno alla persona di Gesù, colui che ha preteso di prender il posto di Dio nel perdono dei peccati, la presa di posizione di fronte alle stratificazioni socio -religiose, alla pratica del digiuno e all'istituzione del sabato. Gesù non ha proposto una riforma da discutere, ma se stesso. L'ultimo confronto tragico con gli avversari sarà anche l'ultima e definitiva risposta di Gesù e la rivelazione piena della sua identità. Anche oggigiorno ci sono uomini che s'interrogano circa questo o quel punto della fede cristiana. Non riescono ad ammettere, non si sentono di accettare, ma cercano con cuore sincero. La verità, che è Gesù Cristo, si farà certamente trovare, anche se è scritto nei disegni di Dio che la strada debba essere lunga.

Indice Vangelo di Marco


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