VANGELO DI MARCOCapitolo 1,9-13
*Poi, quando Giovanni fu messo in prigione, Gesù venne nella Galilea e predicava l’evangelo di Dio dicendo: Il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete all’evangelo. *E mentre camminava lungo il mare di Galilea vide Simone e Andrea suo fratello che gettavano le reti in mare, perché erano pescatori. * E Gesù disse loro: Venite con me, io vi farò pescatori di uomini. *Ed essi, lasciate all’istante le reti, lo seguirono. *E avanzatosi un poco, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, anch’essi nella barca a rassettare le reti. *Subito li chiamò ed essi, lasciando il loro padre Zebedeo nella barca coi garzoni, lo seguirono. Riflessione In questa breve sintesi Marco utilizza il linguaggio della catechesi cristiana: vangelo di Dio, convertirsi e credere. Pare, a prima vista, che il modo di presentare l’attività di Gesù non differisca molto dal modo usato da Matteo, tuttavia ha delle precisazioni molto significative. Anzitutto la dichiarazione: “Il tempo è compiuto”. Vale a dire che è passato il tempo delle promesse e dell’attesa: il Messia è venuto e sta iniziando il suo ministero. Cioè è la sua presenza che colma i tempi rendendoli veicolo della misericordia di Dio Padre e storia della salvezza. Per questo motivo “il regno dei cieli è vicino”, tanto vicino che il Figlio di Dio è tra gli uomini per insegnare e aprire ad essi la via che vi conduce. Il regno è “vicino”, però non è ancora realtà completa, bensì in fase di attuazione; la vicinanza diventerà presenza attuale, possesso personale quando l’uomo, accogliendo l’invito di Gesù avrà realizzato in sé le condizioni necessarie per entrarvi. Condizione primaria è la conversione, il cambiamento profondo della vita che esige anzitutto la lotta contro il peccato, la ripulsa di tutto ciò che fa deviare dall’amore e dalla legge di Dio. Conversione simile a quella che Dio aveva chiesto a Ninive per mezzo di Giona e che i Niniviti accolsero abbandonando la loro condotta perversa (Giona 3,10). Questa è la condizione richiesta per prendere parte a questa nuova possibilità, cioè la decisione di cambiare, di convertirsi, e il coraggio di rischiare la vita su questa offerta annunciata: credere nel Vangelo. Una rottura con le paure e le schiavitù del passato e un’apertura piena e libera al nuovo futuro offerto da Dio. E’ necessario aderire positivamente al vangelo con una fede vivificata dall’amore che non si accontenta di accettarlo in teoria, ma lo traduce in esistenza, lo mette in pratica. E’ quindi necessario deporre quella mentalità terrestre per cui l’uomo vive e agisce unicamente in vista di interessi e felicità temporali. “Passa la figura di questo mondo” (1 Cor.7,31) ci ammonisce san Paolo; non è cristiano attaccarsi al mondo come ostriche allo scoglio. Occorre farsi una mentalità evangelica capace di produrre desideri, intenzioni, abitudini, comportamenti del tutto conformi al vangelo di Gesù. Ciò è urgente giacché “il tempo ha avuto una svolta”, determinata appunto dalla venuta di Gesù per cui ora non resta che una fase della storia: quella che separa l’oggi dalla venuta finale di Gesù Cristo. Il tempo ormai non ha che un senso solo: ritmare il passo dell’uomo, come individuo e come comunità, nel suo cammino verso l’eterno. Nell’annuncio di Gesù. È concentrata tutta la serietà e l’urgenza della parola di Dio come risuonava negli oracoli dei profeti. Ma ora essa non permette più rimandi cavillosi, né astuti compromessi, perché si presenta con la concretezza di una persona: il regno di Dio è qui, ora, in Gesù, il Cristo. Pace, felicità, salvezza caratterizzano l’irrompere del regno di Dio nei cuori e nella storia. E’ concluso il tempo dell’attesa, il tempo è compiuto, il momento decisivo, l’occasione propizia e favorevole è giunta. Nella parola e nell’azione di Gesù si fa vicino il regno di Dio. Esso è qui ora, a portata di mano, come reale possibilità offerta a tutti, di liberazione, di giustizia, di pace e felicità. “Il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo”. L’annuncio è rivolto a tutti, e tutti sono invitati a “cambiare”. Ma qualcuno riceve un invito particolare: un invito pressante e impegnativo, perché si tratterà di lasciare tutto per un ideale che non è ancora ben chiaro: ecco gli apostoli, che accoglieranno in maniera sempre più definitiva l’invito di Gesù. Infatti, i primi discepoli incontrarono Gesù mentre erano intenti alla loro occupazione quotidiana di pescatori nel lago di Galilea (anche oggi come allora occupazione proficua e importante nell’economia di Israele). Senza essere preparati, e con scarsa deliberazione, essi lasciano le loro occupazioni e le loro famiglie per seguire Gesù. Essere discepoli significa innanzitutto essere con Gesù, e la risposta immediata dei primi discepoli (“Subito”) indica quanto doveva essere attraente l’invito a restare con Gesù. Ma essere discepoli implica anche la partecipazione alla missione di Gesù (“pescatori di uomini”) e anche questa dimensione viene evidenziata fin dal principio. Il modo con cui Gesù chiama i suoi discepoli al suo seguito è caratteristico dello stile nuovo che il giovane rabbi vuole imporre i suoi. Non convoca attorno a sé, come facevano i rabbini e capiscuola del suo tempo, ma invita a seguirlo. Non è dunque un maestro di pensiero seduto alla sua cattedra e che riunisce ferventi uditori ai suoi piedi, ma un rabbi itinerante, in cammino incessante per andare dal più povero e dal più lontano. E’ precisamente ciò che Gesù esige ancora oggi dai suoi: gente che “fa”, che opera, che si pone a servizio dei più poveri, generosamente, con amore.
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