VANGELO DI MARCOCapp. 4,10-12Perché Gesù parla in parabole
*E quando fu solo, quelli che gli stavano intorno con i dodici lo interrogarono circa le parabole. *Rispose loro: A voi è dato conoscere il mistero del regno di Dio; ma per quelli di fuori tutto diventa enigmatico, affinché *guardino e non vedano, ascoltino e non intendano, perché si convertano e non sia loro perdonato.
Nell’attuale situazione la sentenza di Gesù fa notare la libera iniziativa divina nel comunicare ai discepoli il progetto salvifico: il mistero del regno. Questo mistero è Gesù stesso, con quanto fa e dice. Ma è altrettanto certo che questo dono impegna la decisione libera dell’uomo: la fede e la conversione. E poiché di fronte alla proposta di Dio non c’è spazio per la neutralità, la parola di Gesù, che rende attuale la possibilità di salvezza o liberazione, diventa nello stesso tempo proclamazione di giudizio per coloro che non l’accolgono. Il modo di agire della Parola di Dio corrisponde alla linea profetica che ha il suo modello nell’annuncio di Isaia, di cui è citato il testo inaugurale (Is.6,9-10). Quelli di fuori non sono esclusi per un razzismo religioso, giustificato in nome della libertà di Dio, ma sono coloro che rifiutano di riconoscere in Gesù la presenza operante del regno di Dio. E fra questi possono essere inclusi anche i discepoli che non comprendono la parabola: sono i discepoli che non colgono il significato dei gesti di Gesù e possono diventare essi stessi quelli che hanno il cuore indurito, hanno occhi e non vedono, orecchi e non ascoltano. In altre parole la linea di demarcazione tra quelli a cui è dato il mistero del regno e quelli di fuori passa nel cuore d’ogni uomo e all’interno d’ogni comunità. |