Vangelo di Luca

Vittoria di Gesù nella tentazione
Capitolo 4,1-13
*Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò
dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto, *dove fu
tentato per quaranta giorni dal diavolo. Non mangiò nulla
in quei giorni, ma quando furono terminati ebbe fame. *Gli disse
allora il diavolo: Se tu sei figlio di Dio, dì a questa
pietra che diventi pane. *Gesù gli rispose: Sta scritto:
Non di solo pane vivrà l'uomo. *Poi il diavolo lo condusse
in alto, e mostrandogli in un istante tutti i regni della terra,
*gli disse: Ti darò tutto questo potere e lo splendore di
questi regni, perché a me sono stati dati e io li concedo
a chi voglio. *Se dunque ti inginocchi davanti a me, tutto
ciò sarà tuo. *Ma Gesù gli rispose: Sta
scritto: Il Signore tuo Dio adorerai e a lui solo renderai culto.
*Lo condusse allora a Gerusalemme e lo pose sullo strapiombo del
tempio e gli disse: Se tu sei figlio di Dio, gettai giù di
qui. *Sta scritto infatti: Agli angeli suoi darà ordine a
tuo riguardo perché essi ti custodiscano, e anche: Essi ti
sosteranno con le loro mani affinché non inciampi in
qualche pietra. *Ma Gesù gli rispose: La Scrittura dice:
Non tentare il Signore, il tuo Dio. *Dopo aver esaurito ogni
possibile tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino
al tempo stabilito.
Gesù, pieno di Spirito Santo, si avvia nel deserto per
lasciarsi tentare dal diavolo e inizia un periodo di digiuno di
quaranta giorni. Quaranta è un numero tipico dell'A.T., e
riferito a giorni o ad anni ricorre in molti casi biblici:
Mosè che rimase sul monte Sinai alla presenza di
Jahvè (Es.34,28), un altro caso quello di Elia che dopo
aver mangiato il cibo portatogli dall'angelo camminò con
la forza di quel cibo fino all' Horeb, il monte di Dio, inoltre
la marcia eroica, al limite delle forze, estenuante, del popolo
d'Israele che cammina nel deserto. Il deserto è il luogo
della solitudine, dello smarrimento, della fame, delle
tentazioni, ed è pure il luogo del silenzio e della
preghiera. Gesù si rifugia nella solitudine e vive il
digiuno, la penitenza, l'austerità, la fatica, il
silenzio, la preghiera. Il deserto è anche luogo dove si
compiono delle scelte, perché l'uomo è posto di
fronte alle domande esistenzialmente più drammatiche.
L'antico Israele in quella situazione fu trovato mancante, vale a
dire che dove l'antico Israele aveva fallito, Gesù ora
trionfa.
Dopo quaranta giorni e quaranta notti di digiuno, Gesù
doveva essere molto affamato. La prima prova (vv.3-4) consiste
nella tentazione di trasformare le pietre in pane per nutrirsi.
Gesù trae la sua risposta da Dt. 8,3. Il Figlio di Dio
è nutrito dalla parola di Dio, non dal solo pane. Il
tentatore aveva sfidato Gesù ad impiegare il potere, che
egli aveva come Figlio di Dio, per ottenere uno scopo
raggiungibile con mezzi non miracolosi; infatti, Gesù
risponde che il pane necessario può essere ottenuto,
oltreché per i soliti mezzi umani, anche per
predisposizione divina come nel caso della manna, senza impiegare
sconsideratamente poteri taumaturgici per istigazione altrui. La
mira del tentatore, che aveva voluto esplorare se Gesù
fosse ed avesse coscienza d'essere Figlio di Dio, era fallita; la
sua istigazione ad operare un miracolo superfluo era rimasta
inefficace; la cura del sostentamento materiale, a cui il
tentatore aveva subordinato il potere taumaturgico, era invece
subordinata da Gesù alla provvidenza di Dio.
La seconda prova (vv-6-8) consiste nel promettere a
Gesù tutti i regni del mondo se egli adorerà il
Diavolo. La risposta di Gesù, tratta da Dt. 6,13, il
Figlio di Dio rende culto solo al suo Padre celeste. Il tentatore
richiede l'omaggio che si usava con i monarchi della terra e col
Dio del cielo, quello di prostrarsi a terra adorando: si tratta
dell'atto di chi si ritiene moralmente più basso
dell'adorato, e ne accetta la superiorità su di
sé.
Nella terza prova, Gesù è trasportato sullo
strapiombo più alto delle mura che circondano il tempio di
Gerusalemme. Il tentatore invita Gesù ad una prova
messianica: se egli il Figlio di Dio, ne sarà una
splendida dimostrazione davanti al popolo affollato negli atrii
del Tempio quella di gettarsi nel vuoto, giacché gli
angeli accorreranno a sostenere il lanciato Messia,
affinché tocchi terra dolcemente come una foglia
staccatasi da un albero e cullata da un venticello. Gesù
risponde citando il Dt. 6,16: il Figlio di Dio non mette alla
prova suo Padre con tali tentazioni assurde e magiche.
Gesù emerge come figura totalmente obbediente alla
volontà di suo Padre. Il suo atteggiamento fornisce un
modello a quei cristiani che potrebbero essere tentati a dare
troppa considerazione ai beni materiali, a provocare Dio o a
ricercare potenza e ricchezza senza riguardo alla giustizia e
alla moralità. Tutte e tre le tentazioni mostrano una
chiara relazione con l'ufficio messianico di Gesù. La
prima lo vorrebbe indurre ad un messianismo comodo ed agiato; la
seconda ad un messianismo raccomandato a vuote esibizioni
taumaturgiche; la terza, ad un messianismo che si esaurisca nella
gloria politica.
Se riflettiamo sulle tre tentazioni e alla grandezza
dell'evento in sé, cogliamo l'essenza che in tre sole
parole, in tre sole frasi è riassunta la storia del mondo.
Pensiamo forse che tutta la sapienza della terra riuscirebbe ad
escogitare qualcosa di paragonabile, per forza e per
profondità, a quelle tre domande che realmente furono
proposte, quel giorno, nel deserto, dal possente e penetrante
spirito maligno nella terra assetata? Se ben ci pensiamo, in
queste tre domande è ricapitolata in blocco e predetta
tutta la futura storia umana. Esse rappresentano un simbolo di
tutte le tentazioni umane, delle crisi, delle sofferenze
dell'umanità.
L'annuncio programmatico di Nazareth
Capitolo 4,14-30
*Poi Gesù ritornò con la potenza dello
Spirito in Galilea e la sua fama si diffuse per tutta la regione.
*Ed egli insegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne parlavano
bene. *Si recò a Nazareth, dove era stato allevato, e il
sabato, come di consueto, entrò nella sinagoga e si
alzò per fare la lettura. *Gli fu dato il Libro del
profeta Isaia, e, apertolo, trovò il passo dove sta
scritto: *"Lo Spirito del Signore è su di me,
perché mi ha scelto, per dare una buona notizia ai poveri.
*Mi ha mandato a proclamare la liberazione dei prigionieri, il
recupero della vista ai ciechi, a rimettere in libertà gli
oppressi, a proclamare un anno di salvezza da parte del Signore.
*Quindi, arrotolato il volume e consegnatolo all'inserviente, si
sedette. Gli occhi di tutti, nella sinagoga, erano fissi su di
lui. *Allora cominciò a dire: Oggi questo passo della
scrittura ha il suo compimento davanti a voi che l'ascoltate. *E
tutti erano meravigliati delle sue parole cariche di salvezza ed
erano ben disposti verso di lui. Ma dicevano: Non è questi
il figlio di Giuseppe? *Allora egli disse loro: Certamente voi mi
citerete il proverbio: Medico, cura te stesso. Abbiamo saputo
tutto quello che è successo a Cafarnao, fa' lo stesso qui
nel tuo paese. *Poi aggiunse: Sì, vi assicuro che nessun
profeta è bene accolto nella sua patria. *In realtà
vi dico ancora che c'erano molte vedove in Israele ai tempi di
Elia, quando non piovve per tre anni e sei mesi e una grande
carestia colpì il paese. *Eppure Dio non mandò Elia
a una donna del paese, ma nel territorio di Sidone a una vedova
di Sarepta. *C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del
profeta Eliseo, eppure nessuno di questi fu risanato, ma solo
Naaman, d'origine siriana. *Al sentire queste cose tutti nella
sinagoga furono presi da un grande sdegno, *e, alzatisi, lo
cacciarono fuori della città e lo condussero fino a un
dirupo della collina sulla quale la loro città era
situata, per gettarlo giù. *Ma egli, passando in mezzo a
loro, se ne andò.
Le prime tre sequenze del vangelo di Luca, in cui Gesù
è protagonista, si sviluppano sotto il segno dello Spirito
Santo. Nel battesimo lo Spirito Santo discende su Gesù,
nelle tentazioni Gesù è guidato dallo Spirito
Santo, la predica inaugurale di Nazareth è la
manifestazione salvifica del profeta inviato con la potenza dello
Spirito Santo. Dopo l'investitura carismatica nel Giordano e la
verifica della propria linea d'azione, Gesù dà
inizio alla sua attività in Galilea con un discorso
programmatico nel suo paese d'origine: Nazareth. Infatti, dopo
aver letto un brano del profeta Isaia, consegnato il rotolo, dopo
un istante di silenzio in cui gli occhi di tutti i presenti si
concentrano sopra di lui, commenta il brano con solennità:
con lui si apre un giubileo o anno santo (Lev. 25,10), un "anno
di grazia" che non ha più termine; si compie un tempo
d'eterna redenzione e d'universale liberazione.
L'annuncio messianico della salvezza che Gesù applica a
se stesso, non riguarda soltanto la liberazione dal peccato, la
salvezza dell'anima; ma implica la liberazione e la salvezza di
tutto l'uomo, d'ogni uomo, da ogni forma di schiavitù,
sfruttamento e degradazione. Una salvezza che avrà la sua
attuazione completa alla fine del mondo, ma che diviene impegno
d'azione per tutti i cristiani che desiderino collaborare con
Cristo, per la liberazione di tutti i fratelli. In
quest'apostolato di salvezza dalla schiavitù del peccato,
dalla fame, del dolore, dell'abbrutimento, della sopraffazione,
dell'ingiustizia…cioè da ogni forma che avvilisce
la dignità di un figlio di Dio e di un fratello di Cristo
Gesù.
Gesù si è rivelato come colui in cui si compiono
le profezie e come lo scriba sapiente. Ora nella risposta alla
prima reazione della folla, che Luca solo apparentemente presenta
come favorevole, Gesù si presenta come un profeta che
compie la sua missione nel modo voluto da Dio. Come ad Elia e ad
Eliseo non fu data la possibilità di recare aiuto ai
propri conterranei, ma dovettero rivolgersi a degli estranei,
così anche a Gesù; non gli chiedano perciò
dei segni. I Nazaretani sono invitati a riflettere sul fatto che
Dio distribuisce i suoi doni a chi vuole; nel caso, alla gente di
Cafarnao. Nessuno può accampare diritti.
La richiesta dei Nazaretani sembrerebbe legittima, eppure
Gesù è di altro parere. Il profeta, proprio in
virtù della sua vocazione, non dispone di se stesso, ma
è totalmente alle dipendenze di Dio. Esigere da lui un
miracolo significa voler imporre a Dio la nostra volontà e
dimenticare che il miracolo, come pure lo stesso profeta,
è un dono libero da parte di Dio. La fede che esige
miracoli non è vera fede. Gesù stesso dirà:
"Se non ascoltano Mosè e i profeti, non crederanno ad un
morto resuscitato" (Lc.16,31). Inoltre l'espressione di
Gesù: "Nessun profeta è bene accetto in patria", ci
rammenta quanto siamo restii ad accettare che uno del nostro
ambiente, di cui crediamo di conoscere "virtù e miracoli",
diventi giudice del nostro comportamento sia pure in nome di
Dio.
La reazione dei Nazaretani non si fa attendere. Essa richiama
il linciaggio di Stefano e il furore dei giudei delle sinagoghe
della diaspora, ai quali Paolo annuncia il Messia Gesù.
Con questo accostamento Luca intende anche giustificare la
missione ai pagani, che causò la persecuzione del gruppo
giudaico, Questo primo attentato contro Gesù nel suo paese
è solo un avvertimento della situazione conflittuale e
contraddittoria in cui viene a trovarsi il "profeta" di Nazareth.
Tuttavia il suo cammino non può essere interrotto,
perché un profeta non può morire fuori Gerusalemme.
La strada dell'evangelo di Gesù è chiaramente
segnata: la buona novella della salvezza o liberazione dei poveri
passa attraverso la fedeltà di Gesù e la sua
vittoria ultima sulla morte.
Gesù a Cafarnao: Insegnamento e miracoli
Capitolo 4,31-44
*Poi discese a Cafarnao, città della Galilea, e il
sabato ammaestrava la gente. *Rimanevano molto colpiti dal suo
insegnamento, perché era pieno di autorità. *Nella
sinagoga c'era un uomo sotto l'azione di uno spirito demoniaco
impuro che si mise a gridare: *Lasciaci stare, perché ti
intrometti tu, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? So
bene che tu sei: il Santo di Dio! *Ma Gesù lo
minacciò: Taci ed esci da costui! E il demonio, gettatolo
a terra in mezzo alla gente, uscì senza fargli alcun male.
*Tutti furono colti da spavento e si dissero l'un l'altro: Che
parola è mai questa? Egli comanda con autorità e
potenza agli spiriti impuri e questi se ne vanno! *E la fama di
lui si diffondeva dappertutto nella regione. *Uscito dalla
sinagoga, Gesù entrò nella casa di Simone. Ora la
suocera di Simone era in preda a una febbre violenta. Lo
pregarono di fare qualche cosa per lei. *Egli si chinò su
di lei, comandò alla febbre e ne fu liberata; ed essa,
subito alzatasi, si mise a servirli. *Al tramonto del sole tutti
quelli che avevano infermi colpiti da malattie di ogni sorta, li
portarono a lui; ed egli, imponendo le mani su ciascuno di loro
li guariva. *Da molti uscivano demoni gridando: Tu sei il Figlio
di Dio! Ma egli li minacciava per impedire loro di manifestare
quello che sapevano, cioè che egli era il Cristo. *Poi,
sul far del giorno, uscì e andò in un luogo
solitario. Ma le folle si misero a cercarlo e, raggiuntolo, lo
volevano trattenere perché non si allontanasse da loro.
*Ma egli disse loro: Bisogna che io annunci il regno di Dio anche
alle altre città, perché per questo sono stato
mandato. *E andava predicando nelle sinagoghe della
Giudea.
Respinto dai suoi compaesani a Nazareth, Gesù discende
nella cittadina di Cafarnao, sulla costa nordovest del lago di
Tiberiade. Qui Gesù continua a svolgere la sua
attività d'insegnamento approfittando delle assemblee
liturgiche del sabato nelle sinagoghe, dove può trovare
riunita la gente. Luca, pur seguendo da vicino il vangelo di
Marco, inserisce alcune variazioni stilistiche e tematiche che
rivelano i suoi interessi particolari. Gesù manifesta la
forza della sua "parola" salvifica in due episodi di liberazione;
un esorcismo pubblico nella sinagoga, che lascia una forte
impressione nella gente, e una guarigione in una casa privata,
quella di Pietro, a favore della suocera del discepolo. Seguono
altre due scene collettive: la sera una serie di guarigioni e
scontri con le potenze del male (demoni) e, il mattino presto,
partenza e distacco dalla folla, che cerca di trattenerlo.
Marco ci presenta nei dettagli la cronaca di una giornata tipo
di Gesù. Ci troviamo a Cafarnao, un villaggio di
pescatori, sulla riva nord del lago di Tiberiade. Nel villaggio
abitano Pietro e Andrea, e Gesù è ospite nella loro
casa. Con lui ci sono anche Giacomo e Giovanni, anche loro
residenti nello stesso villaggio. L'evangelista Luca blocca in un
solo racconto l'insegnamento e i segni liberatori di Gesù.
Seguendo la successione degli episodi scopriamo come Luca ha
costruito la narrazione dei primi fatti della vita pubblica di
Gesù attorno ad una sequenza capace di farci conoscere una
giornata tipica di Gesù, dal giorno festivo del sabato
fino all'alba del giorno dopo.
Potremmo quasi affermare che Luca c'invita a stare 24 ore con
Gesù, portandoci dentro la sua giornata, e la sequenza che
lui ci fa conoscere si può descrivere in questo modo: il
sabato Gesù partecipa alla celebrazione nella sinagoga;
poi va a casa di Pietro; al tramonto "tutta la città era
radunata davanti alla porta" e lui incontra e guarisce molti; la
mattina presto, dopo qualche ora di sonno, si ritira in un luogo
solitario a pregare.
Già all'inizio della sua vita pubblica Gesù
manifesta la differenza tra il suo insegnamento e quello degli
scribi, tra la sua opera e quella dei capi del suo popolo
(farisei). Tale diversità è rilevata dalla folla
prima ancora che Gesù dimostri la sua potenza sopra gli
spiriti immondi. La liberazione dell'indemoniato conferma
l'autorità di cui Gesù è investito
dall'alto; anzi il demonio stesso gliela riconosce. Marco
stabilisce un certo rapporto tra questa potenza e la
risurrezione, segno della potenza di Gesù sulla morte: i
segni (miracoli) appaiono così come le prime scaramucce di
un combattimento che sarà combattuto in pieno sole nella
morte e resurrezione. Questo è il Cristo nel quale
crediamo e per il quale viviamo. Le nostre vittorie sul male e
sul peccato sono possibili perché è lui che lotta
con noi e in noi. Ora seguiamo Gesù durante questa
giornata.
Al Mattino, in sinagoga. E' sabato e
Gesù, come ogni Ebreo, si reca nella sinagoga a pregare.
Solitamente nella preghiera del sabato si ascoltano versetti
dagli antichi rotoli dei profeti, si cantano inni, salmi e
s'innalzano lodi e preghiere a JHWH, l'Altissimo. Quando era
presente un ospite di riguardo, gli si affidava il commento delle
Scritture. Così è accaduto in quel sabato a
Gesù.
I presenti restano stupiti dell'insegnamento che odono,
perché Gesù insegna come uno che ha autorità
e non come gli scribi. Il pubblico ha davanti a sé uno che
parla chiaro, che usa parole che riescono a comprendere, che nel
profondo dell'animo diventano vive, parla il loro linguaggio. Per
la prima volta in sinagoga non sono echeggiate le solite prediche
pesanti che invece di far sentire più vicino Dio, lo
mettono definitivamente in disparte perché presentato come
un essere sempre più pretenzioso ed esigente da norme,
precetti, comandi, divieti: erano queste cose a dipingere il
volto di Dio.
Al contrario, colui che hanno davanti, parla un linguaggio
nuovo. Soprattutto crede in quello che afferma e fa percepire
nuovamente Dio dalla parte del povero. Nelle sue parole
c'è novità!
Purtroppo Luca non ci ha riportato ciò che Gesù
ha detto: ci sarebbe piaciuto sapere quale discorso aveva fatto
quella mattina. Per Luca questo è un silenzio
intenzionale. Lì sta la possibilità di conoscerlo.
Le sue non sono parole, non sono prediche, ma sono l'invito a
leggere dentro la propria vita ciò che è
annunciato.
Lo dice chiaramente l'episodio dell'uomo posseduto dallo
spirito immondo: "So chi sei, il Santo di Dio!" Si
tratta di una conoscenza che non modifica niente, anzi che si
ribella all'azione di Gesù. Infatti, a Gesù non
interessa una conoscenza teorica della sua identità. Se
c'è rifiuto della comunione, non serve a nulla sapere chi
è Gesù. Conoscere chi è Gesù equivale
a lasciarsi trasformare l'esistenza da lui. Questo è il
vero problema. Di fronte alla proposta del vangelo il primo moto
che proviamo è quello di mettere istintivamente in essere
una resistenza adducendo i soliti pretesti: è troppo
esigente, può andare bene per alcuni, sono d'accordo per
alcune cose ma per altre…e così via!
E allora le parole: "Perché ti intrometti,
Gesù nazareno? Sei venuto per distruggerci?",
probabilmente hanno un senso anche per noi. Il fatto è che
l'essere umano è troppo abituato a sentirsi un tutt'uno
con ciò che determina le proprie schiavitù, alcune
nemmeno si riconoscono tanto sono radicate o sono giustificate
come parte del carattere, delle abitudini, dei fatti che sono
occorsi nell'arco degli anni. Questi brevi versetti hanno la
stupefacente capacità di separare l'uomo - a cui
Gesù vuole ridare piena dignità - dallo spirito
immondo che lo separa interiormente, affinché tra l'uomo e
ciò che lo tiene prigioniero possa inserirsi la potenza
liberatrice della Parola.
"Taci ed esci da costui!" Non è ciò che
opprime l'uomo che deve parlare, ma è la Parola che crea a
dover agire. Come all'inizio della creazione, quando Dio separava
la luce dalle tenebre, il cielo dalla terra, e dava un ordine ad
ogni cosa, così anche per l'uomo della sinagoga avviene
un'esperienza di separazione. Il perentorio comando di
Gesù s'impone a ciò che divide interiormente ogni
uomo.
Lo fa anche con noi, con autorità, ripetendo una parola
che ci separa da tutto ciò che ci tiene lontani da Dio. Ed
ogni separazione può avere un prezzo assai alto in termini
di sofferenza, come testimonia il "contorcimento" che subisce
l'uomo della sinagoga prima di recuperare la propria
libertà. Il fatto è che per individuare quali sono
le realtà che più operano questa divisione in noi,
per comprendere quali sono le contraddizioni che ci portiamo
dentro, a volte senza saperlo; esige un serio e paziente cammino
di conoscenza di se stessi operando una battaglia spirituale. E'
facile, per esempio, affermare che amiamo tutti, ma è
più difficile compiere gesti d'amore realmente liberi
dalla "ricevuta di ritorno"! E' altrettanto facile dirci
disponibile per gli altri, ma è un'amara scoperta capire
che perdiamo la stima di noi quando non veniamo considerati o
valorizzati come vorremmo.
Gesù ci libera dalle divisioni, dalle contraddizioni
che ci portiamo dentro…ma non ci toglie il dolore che
questa liberazione comporta. Il confronto con la sua Parola
evidenzia la nostra divisione interiore, ci fa intravedere la
strada per fare unità dentro di noi, ci chiede se siamo
disponibili a fare tutto ciò che è necessario per
smascherare i nostri piccoli o grandi egoismi.
Uscito dalla sinagoga andò a casa di
Simone. Gesù compie un altro segno. Gli parlano
della suocera di Simone che è a letto con la febbre.
Gesù, in una sola volta, infrange tre tabù: come
uomo non potrebbe venire a contatto con una donna, eppure si
"accosta a lei", come Rabbi non potrebbe toccare chi è
impuro, in questo caso la donna ha la febbre, e lui la
"prende per mano"; come osservante della Legge sa che di
sabato è assolutamente proibito curare e guarire, ma lui
infrange le norme che non liberano. Perché Gesù
compie questo miracolo? Perché il vero miracolo operato
nella suocera di Simone non è solo la liberazione dalla
febbre ma la conseguenza della guarigione: Marco dice "la
febbre la lasciò ed essa si mise a servirli".
Succede sempre così quando s'incontra Gesù e ci
si lascia guarire da lui: si viene liberati dal male più
brutto, quello di volerci godere la vita da soli, egoisticamente.
Gesù ci libera donandoci la possibilità di
"servire" i fratelli. Il vero miracolo, il segno importante non
è nulla di strabiliante: si tratta, in fondo, della
capacità di amare. Nella suocera di Simone è
nascosta la nostra vicenda umana di discepoli: ripiegati su noi
stessi obblighiamo gli altri a servirci o, in altre circostanze,
ci serviamo del prossimo perché ci sentiamo inadeguati e
senza forze. Il contatto con Gesù ci trasforma rendendoci
simili a lui, che del servizio ha fatto il suo stile abituale di
vita. Servire può sembrare una piccola cosa e invece
è ciò che trasforma la nostra realtà.
L'amore ricevuto da Gesù ha senso solo se diventa amore
donato.
E venuta la sera, dopo il tramonto del
sole... Appena terminato il riposo del sabato, tutta la
popolazione della città di Cafarnao si raduna davanti alla
porta di casa di Simone. Infatti, si è sparsa la voce su
Gesù, e gli sono portate tutte le persone più
malate e bisognose.
Gesù ha una parola di conforto per chi ha bisogno di
consolazione; per altri ha una parola di perdono; per molti ha
anche una parola di guarigione. A tutti però Gesù
impone il silenzio, il divieto di divulgare i suoi segni
miracolosi. Perché questo divieto di dire chi è
Gesù? Per evitare il rischio che sia fraintesa la sua
opera. Gesù sa bene che dentro di ciascuno è
racchiusa come una smania di seguire i "venditori di fumo":
guaritori, maghi, veggenti, lettori delle foglie di tè e
dei fondi di caffè…non ne mancavano ai suoi tempi,
così come non ne mancano ai nostri...( e questo rispecchia
tutta l'insicurezza di fronte alla vita e al futuro). Tuttavia
ciò che compie Gesù in favore degli uomini
profondamente feriti nelle malattie del corpo e dello spirito,
non è uno show per farsi pubblicità, ma
realtà messianica.
La sottolineatura "Tutta la città era riunita
davanti alla porta", non è un'indicazione geografica,
per farci sapere dove Gesù stava. Al contrario, davanti
alla porta di casa di Simone, Gesù compie il suo giudizio
di salvezza per tutti quelli che erano considerati "niente" dalla
società. Ecco, è così che Luca inizia a
farci comprendere che, dove c'è Gesù, qualcosa sta
realmente cambiando. Non dobbiamo scordare un altro particolare
di questi versetti che c'interpellano direttamente. Luca dice:
"gli portarono tutti gli ammalati e gli indemoniati".
Nessuno va da Gesù per conto suo, o gli ammalati sono
portati, o è Gesù a recarsi da loro. La logica di
Dio è di avere bisogno degli uomini per incontrare gli
uomini. Dio ha necessità di ciascuno di noi per incontrare
chi ha bisogno di lui.
...se ne andò in un luogo solitario e là
pregava. Gesù dopo l'intensa giornata trascorsa
tra la predicazione in sinagoga, e l'incontro con gli ammalati,
richiede fare un riassunto, in pratica di riprendere in mano il
suo progetto di vita, di pensare e pregare per compiere scelte
sempre più autentiche. Per questo "al mattino si
alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, se ne
andò..." Gesù non cerca l'applauso e
l'entusiasmo della gente. E' cosciente che il successo potrebbe
allontanarlo dalla missione affidatagli dal Padre. In lui
è forte il desiderio di "riordinare" le cose secondo il
disegno di Dio. Anche a Simone è piaciuta quella giornata
intensa e faticosa, ma "riuscita", una giornata in cui è
possibile concludere: "Finalmente! Si vede qualcosa di concreto!"
E per questo si mette sulle tracce del maestro e invita
Gesù alla concretezza: "Tutti ti cercano!", come a
consigliare Gesù di non negarsi alla folla, ormai
euforica, che ha ancora molte cose da chiedergli.
Gesù, in quei momenti, ha necessità di
"interpellare il Padre". Gesù è anche Maestro di
discernimento, anche lui vuole capire cosa è meglio per
tutti. L'incontro notturno con il Padre gli permette di non dare
una risposta sull'onda dell'emozione ma realmente di "scegliere"
sull'onda della volontà del Padre. La sua strada è
la via della missione, non quella del successo e
dell'affermazione personale. La comunione con il Padre gli fa
scegliere di stare dalla parte degli uomini per servirli. Si
tratta di una grande scuola di vita. Di una grande testimonianza
per le nostre esistenze. In definitiva il criterio di come saper
scegliere.
Infatti, Gesù rifiuta il ruolo di guaritore
straordinario, come già l'aveva rifiutato a Nazareth. Il
suo compito è di annunciare il regno di Dio. In altre
parole la vicinanza e presenza salvatrice, che certo si rivela
anche nella liberazione dalla malattia e dalle alienazioni
spirituali dell'uomo, ma soltanto come anticipo della liberazione
definitiva e piena, che strappa l'uomo dalla paura della morte.
Per questo Gesù deve proseguire il suo cammino fino alla
rivelazione ultima a Gerusalemme, da dove partirà
l'annuncio della "buona notizia" al mondo intero. Noi forse siamo
troppo abituati a ricercare ciò che ci piace. Ad essere al
centro di tutto ciò che facciamo, sempre più
insoddisfatti perché non riusciamo a sfondare, che
entriamo in crisi perché "non tutti ci cercano"... siamo
discepoli di un Maestro che ha rivisto quello che faceva, ha
pregato, ha preso delle decisioni conseguenti a ciò che
aveva capito essere nella volontà del Padre, ha ripreso,
infine, il cammino. Similmente, anche noi, come discepoli,
dobbiamo vedere e imparare. La preghiera non è un
accessorio in più nella nostra vita, non è un lusso
che ci possiamo concedere ogni tanto: è il luogo dove fare
verità, riordinare la vita, scegliere il meglio,
rimettersi in cammino!
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