Vangelo di Giovanni

A Cana di Galilea
Capitolo 2,1-12
*Tre giorni dopo si celebrarono nozze in Cana di Galilea,
e la madre di Gesù vi partecipava. *Fu invitato alle nozze
anche Gesù con i suoi discepoli. *Venuto a mancare il
vino, la madre di Gesù gli disse: Non hanno più
vino. *Le rispose Gesù: Che vuoi da me, donna? La mia ora
non è ancora venuta. *La madre disse ai servi: Qualsiasi
cosa vi dica , fatela. *C'erano sul posto sei giare di pietra per
le abluzioni rituali dei giudei, ognuna aveva la capacità
di molti litri. *Disse loro Gesù: Riempite le giare di
acqua. Le riempirono fino all'orlo. *Ora - disse Gesù -
attingete e portatene al direttore di mensa. *Gliene portarono.
Quando il direttore di mensa ebbe assaggiata l'acqua cambiata in
vino (egli non sapeva la provenienza, ma lo sapevano i servi che
avevano attinto l'acqua), chiamò lo sposo *e gli disse:
Tutti servono il vino migliore all'inizio, e quando gli invitati
sono alticci il meno buono: tu invece hai conservato il migliore
sino ad ora. *Questo fu il primo dei segni, compiuto da
Gesù in Cana di Galilea. Egli manifestò la sua
gloria e i suoi discepoli credettero in lui. *Poi scese a
Cafarnao con la madre, i parenti e i discepoli, ma non vi
rimasero che pochi giorni.
Nel Vangelo la presenza di Maria è normalmente taciuta,
ma compare da protagonista nei momenti salienti, anzi strategici
della missione del Figlio Gesù. Del resto è compito
della Madre esserci sempre, è suo dovere non mancare alle
svolte decisive della vocazione dei figli. Uno di questi momenti
fondamentali accade a Cana di Galilea, luogo in cui Gesù
inizia la sua predicazione e compie il suo primo miracolo. Cana
è situata sul percorso esistenziale di Maria e di
Gesù dalla volontà di Dio, perché qui deve
avvenire qualcosa di profetico. La borgata è investita
dall'Alto, come ogni villaggio e città in cui Gesù
passa seguendo il disegno di Dio Padre, che vuole che tutti
gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della
verità (1 Tm.2,4). Cana è il mondo, l'universo,
il cosmo; essa è anche il luogo della nostra residenza,
del nostro ambiente, paese, città, chiesa; ma essa
è soprattutto il fonte battesimale, poiché
quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di
Cristo (Gal.3,27). La conversione dell'acqua in vino avvenuta
poi a Cana è l'immagine della rigenerazione avvenuta nel
battesimo con il dono della figliolanza divina dentro di noi. La
volontà di Dio Padre ha messo sul nostro percorso
la nostra Cana, il fonte battesimale.
Contempliamo la scena.
Maria, sollecita per i
suoi ospiti come per tutte le persone bisognose, insiste
dolcemente presso il suo figlio, guardandolo negli occhi.
Chissà cosa avranno espresso quegli sguardi tra madre e
figlio, quale supplica, quanto amore.Lo Spirito Santo la ispira e
le suggerisce le parole più convenienti, dandole il
coraggio di svelare chi egli sia in realtà. Essa chiede un
favore per gli altri, e non per se stessa. Amo pensare che in
quel momento è nata Maria SS. colei che intercede da
sempre per tutti noi.
Si celebrava un matrimonio
E' assai indicativo il ricorso al verbo celebrare,
coniugato dall'evangelista Giovanni al tempo imperfetto con lo
scopo di immettere il lettore direttamente nell'avvenimento in
atto alla festa nuziale, come partecipante e cronista interessato
ai fatti che accadano in quella circostanza, il cui peso
profetico coinvolge il destino umano di tutti. A Cana, quel
matrimonio rivela la presenza dell'amore di Dio accanto all'amore
umano. L'amore diventa la via che conduce a Dio Amore. In questa
composizione di luogo interiore, in cui l'amore tra due esseri
umani diventa protagonista, si riscontra la visione giovannea
sull'amore in quanto proveniente dal Dio-Amore, compiutamente
descritta nella sua prima lettera: Amiamoci gli uni gli altri,
perché l'amore è da Dio; chiunque ama è
generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio,
perché Dio è amore (1^ lett.Gv.7,8).
Il matrimonio è l'amore che produce quell'unità
inscindibile tra due persone, simile all'unione che intercorre
tra le divine persone: Padre, Figlio e Spirito Santo.
Perciò l'uomo abbandonerà il padre e la madre e
si unirà con la propria moglie, e i due saranno una sola
carne. Pertanto, non sono più due, ma una carne sola.
Non separi l'uomo ciò che Dio ha congiunto (Mt.19,5-6).
Concludiamo la riflessione con San Giovanni: In questo si
è manifestato l'amore di Dio per noi; Dio ha mandato il
suo unigenito Figlio nel mondo perché noi avessimo la vita
per mezzo di Lui (Gv.4,9).
Al quale partecipava la madre di
Gesù.
Con la solita capacità di descrivere ciò che
è, ciò che accade nella cattedrale
dell'Incarnazione, ciò che diviene con la partecipazione
di tutti, l'evangelista Giovanni annuncia che alla celebrazione
partecipava la madre di Gesù. La
notizia induce a cercarne il motivo. Biblisti ed esegeti danno
vita alla teoria dei forse. Forse si tratta di parenti,
forse d'amici, forse di conoscenti, forse si tratta di
un'occasione fortuita.
E' certo che Maria doveva essere presente secondo la
volontà e i disegni di Dio. Partendo dalla visione di fede
nell'opera di Dio provvidente ed amoroso e non dalla visione od
ottica semplicemente umana, è logico pensare al compito
che Maria, piena di grazia e speranza nostra, doveva svolgere,
poiché Dio non spreca mai l'essere presente nel tempo,
né lo fa sprecare agli altri, ai suoi figli o alle sue
creature. L'amore è la misura del tempo. Chi ama in modo
perfetto, come ama Colui che è Amore per essenza
(cfr.Gv.4,8), è oltre il tempo, perché partecipa
all'eternità del è già e non
ancora.
Maria Vergine reca alla celebrazione del matrimonio certamente
una dimensione soprannaturale di piena di grazia,
speranza nostra, di sposa dello Spirito Santo, di
Madre di Cristo, di termine fisso d'eterno consiglio, di
madre del genere umano, di madre e regina dell'Amore. A quel
matrimonio nessuno dei partecipanti poteva offrire doni superiori
a quelli portati da Maria Vergine con la sua presenza.
Anche Gesù con i suoi discepoli fu invitato
alle nozze.
Dopo avere descritto, in breve, la dimensione mariana alla
celebrazione delle nozze, ora dobbiamo descrivere la dimensione
cristologia. Due dimensioni trascendenti, incorporate nella
cronaca della cattedrale dell'Incarnazione. La presenza di
Gesù a Cana in quest'occasione diventa un segno,
poiché ciò che accade qui va visto nella linea
dell'epifania di Dio nell'epifania dell'uomo fatto Dio per
cambiare le sorti dell'umanità, rivolgendole verso la
salvezza mediante la sua passione, morte di croce e
resurrezione.
Ciò che Gesù in questa circostanza compie va
oltre la risposta al fabbisogno della festa di nozze.
Gesù, non scordiamolo mai, è il Dio che
viene. Di fronte a Lui, il Dio-con-noi, ciascuno
è richiamato a ridefinire la propria identità, a
valutare il modo in cui viene annunciata e vissuta la fede nel
tempo presente, ad interrogarsi sulla capacità d'essere
segno di salvezza e di rispondere al bisogno di senso di questa
società. Di fronte a Gesù occorre ridefinire anche
l'essenza dell'amore umano. Che cos'è? Donde viene?
L'Amore è da Dio. Oggi è necessario riordinare il
senso cristiano del matrimonio per non confonderlo col senso
pagano o liberale, predicato dalla cultura laicista moderna. A
Cana di Galilea avviene qualcosa di rivoluzionario perché
decade qualcosa di vecchio e compare nel Cristo Gesù
qualcosa di nuovo, capace di trasformare i cuori e le strade
dell'autenticità dell'amore oblativo.
Ad un certo punto non ci fu più
vino.
L'evangelista non si limita ad annotare i particolari ma, al
contrario, dimostra di saper distinguere tra particolare e
particolare. Infatti nel dichiarare quasi all'improvviso non
hanno più vino, il cronista dà un peso
particolare, fattuale e decisionale all'esaurimento della loro
disponibilità di vino per mantenere il tenore della festa
entro i confini della gioia, della trasformazione, del
cambiamento e dell'azione successiva. Si tratta di uno shock
generale. Ora ritornano a primeggiare la dimensione mariana e
cristologica della situazione. Poiché, nessuno lo
può negare, si evidenziano la povertà, la
limitatezza, la finitudine delle prestazioni o interventi umani.
L'uomo non ha più vino, più verità,
più luce, più energia, più fede, più
profezia, più speranza, più futuro, più
compimento, se non interviene qualcuno a rimediare o a guarire
il male che ci impedisce di essere
uomini.
La cultura delle risorse e delle tradizioni umane non
può confrontarsi con la cultura dell'essere amore donato,
offerto, gratuitamente immolato a beneficio di tutti. Tutti in
quel momento sono poveri di amore di Dio. Ecco, a Cana
Gesù fa capire all'uomo e all'umanità che
nell'esperienza dell'amore Egli è necessario. Senza di Lui
l'amore umano non ha futuro. Si esaurisce. Gli uomini non hanno
più amore, quindi non sanno più amare.
Allora la Madre di Gesù gli disse: Non
hanno più vino.
I responsabili diretti della festa nuziale non sanno cosa fare.
Come ovviare al disagio incombente? Il banchetto nuziale è
sull'orlo del collasso e della vergogna. La mancanza del vino
è la rovina della festa. A questo punto della narrazione
l'evangelista Giovanni introduce i nuovi protagonisti: Maria e
Gesù. Essi sostituiscono gli sposi e gli organizzatori,
affinché la gioia degli sposi e dei commensali sia
completa secondo lo spirito della tradizione.
Una madre intuisce le paure nascoste, i problemi e le
preoccupazioni dei figli. In lei esiste un sesto senso, quello
della intuizione. Maria, Madre di Gesù, percepisce col
cuore di mamma lo scoramento e forse anche l'inquietudine degli
sposi. Si alza e va da Gesù. Ella sa che Gesù
è la risposta vivente del padre a servizio dell'uomo e
dell'umanità. Dio è fedele (1^ Cor.10,13). Non
abbandona l'uomo ma si prende cura di lui mediante l'incarnazione
del Figlio. Tutto ciò, pertanto, che in qualche modo o in
qualche misura colpisce il cuore dell'uomo o la sua esistenza
terrena, colpisce Dio stesso. Egli, infatti, ci fa sapere, per
mezzo di Gesù, di essere il Dio-con-noi. Io sono
con voi fino alla fine dei tempi(Mt.28,20) e che in Lui
siamo, esistiamo, ci muoviamo (At.17,28). La storia dell'Amore
di Dio si mescola con la storia umana trasformandola in storia
della salvezza in Cristo Gesù, Dio e uomo, morto e
risorto. E' al Figlio di Dio fatto uomo, al Figlio della Potenza
dell'Altissimo, soprattutto al figlio della cultura e della
tradizione del popolo ebraico, che Maria Vergine si rivolge
dicendo: Non hanno più vino per investirlo del
bisogno che c'è di Lui e della sensibilità del suo
amore per chi soffre, chi attende un intervento dall'alto, chi
spera di essere visto e guarito da Gesù Salvatore.
Gesù le rispose: Che importa a te o a me, o
donna?
Maria Vergine sa come rivolgersi al Figlio di Dio, perché
Madre e perché anche conosce la sua missione: come mai
ottiene una risposta francamente inspiegabile e deludente?
Così appare alla nostra sensibilità umana.
La risposta di Gesù esprime una chiara reticenza pur
acconsentendo poi a fare il miracolo. Certo, la comunicazione di
Maria Vergine non hanno più vino, suona alle
orecchie di Gesù come una sollecitazione a prendere a
cuore la situazione, ad intervenire con la carità del suo
cuore. L'intesa interiore tra la Madre e il Figlio è
comunque fuori dubbio. Tra i due non esiste neppure l'ombra di un
possibile screzio o dissenso, perché in Lui agisce la
pienezza della Grazia e la fedeltà alla volontà del
Padre. La ruvidità del linguaggio si spiega partendo
dall'impostazione della fede e dell'autentica ed autonoma
comunità dei discepoli, in realtà ancora molto
precaria e bisognosa di trasformare la fede iniziale in fede
radicale nel loro maestro mediante quelle opere straordinarie che
avrebbero dimostrato che Gesù non è solo un uomo,
il figlio di Maria, ma il Figlio di Dio, il Dio fatto uomo.
Nessun uomo può compiere le opere da Lui compiute. Cana di
Galilea o il nostro paese, o città, o metropoli, è
soltanto un'occasione che acconsente ancora oggi a Cristo, morto
e risorto, di compiere attraverso la Chiesa ciò che
è necessario per convertire i nostri cuori alla potenza
divina del suo amore oblativo: Senza di me non potete far
nulla (Gv.15,5). Gesù si presenta agli uomini come un
unico progetto di salvezza eterna. Ogni pagina della storia deve
confrontarsi con Lui, centro del cosmo e della storia. Con la
risposta sorprendente Donna, Gesù indica la
separazione del Figlio dalla Madre durante il ministero
messianico. Gesù e solo Lui è l'iniziativa di
Dio.
L'ora mia non è ancora venuta.
La precisazione di Gesù l'ora mia non è ancora
venuta, rappresenta una difficoltà interpretativa
più per noi che per Maria. La risposta è
evidentemente profetica, proprio nel momento in cui Gesù
inizia la sua missione, il suo pensiero già guarda al
momento finale, cioè all'esaltazione sulla croce. Fino da
Cana di Galilea, Gesù si rivela teso verso la sua ora,
ossia il momento della croce-resurrezione. In Giovanni è
proprio questa la caratteristica fondamentale del concetto di
gloria. Potrebbe sembrare strano e scandaloso affermare che
la gloria si riveli sulla croce, luogo dell'umiliazione e della
sconfitta, ma Giovanni insiste sulla sua formulazione: sulla
croce si rivela la gloria. Quindi Gesù, a Cana, rivela il
primo segno riguardante la sua vicenda, quella cioè di
essere incamminato verso la croce, in cui si nasconde la vera
vittoria di Dio.
Il secondo segno che si manifesta a Cana, ci porta più
al cuore della manifestazione di Gesù: la gloria di Dio
è l'amore. Maria Vergine legge nella profondità del
cuore di Gesù e sa comprendere la sua Parola. Sa anche che
Gesù deve sfatare l'idea di un Messia politico,
trionfatore sugli altri popoli, guida alla restaurazione dei
fasti d'Israele; Ella sa anche che la volontà di Dio
cammina per altra strada, quella dell'Amore oblativo di
Gesù crocifisso, morto e risorto, che non trova posto
nella mentalità dei contemporanei di Gesù.
Gesù è venuto a portare il regno di Dio tra gli
uomini.
La Madre disse ai servi: Fate tutto quello che vi
dirà.
Gli occhi di Maria si riempiono di luce e di
timore nell'ascoltare la risposta di Gesù di
portata profetica, come si è già detto. Di
luce, perché Gesù è amore donato,
offerto gratuitamente a tutti, immolato dal momento della
Incarnazione fino alla resurrezione. In Gesù batte il
cuore di Dio. Di timore, perché il
riferimento di Gesù alla sua ora ridesta nel suo
animo le parole profetiche del vecchio Simeone: A te stessa
una spada trapasserà l'anima (Lc.2,15).
E' da rilevare il ruolo della fede della Madre di Gesù,
la donna modello di fede. Così pure va sottolineato la
raccomandazione di Maria ai servi: Qualsiasi cosa vi dice,
fatela!. Non vi è altro compito e significato per
Marita, per la Chiesa, per ciascun credente autentico: essere un
invito in direzione di Gesù Cristo. La scena muta ancora
alle nozze. Unico protagonista di tutto ciò che può
accadere in senso positivo -il miracolo- o in senso negativo -il
non miracolo-, è nelle mani di Gesù di Nazareth.
Egli assume il ruolo di Figlio di Dio, dopo che Marita Vergine
gli ha richiamato l'investitura del Padre: Tu sei mio Figlio,
oggi ti ho generato. Una lezione di vita per tutti i credenti,
per la Chiesa è la nuova rievangelizzazione: ripartire da
Dio, da Gesù, Figlio di Dio, dall'ascolto della sua Parola
e dal suo esempio in risposta alla filosofia del superuomo,
potenziato dalla struttura del regno del peccato, proposto come
paradiso terrestre, infestato d'idoli, di magie e d'illusioni.
Ripartiamo da Gesù per ritrovare il senso ultimo di noi
stessi.
Vi erano là sei giare di pietra destinate alle
abluzioni.
Il Maestro non si muove. I servi aspettano gli ordini. La festa
continua. I commensali sono allegri. Qualcuno pensa al peggio,
altri dicono: stiamo a vedere. La musica nasconde le incertezze
che s'infiltrano anche nella gioia della vita. In alcuni cuori
c'è l'attesa, in altri il silenzio della fede e la
certezza che Gesù sa come fare, sa come dimostrare il suo
amore per l'uomo e la sua gloria, la sua provenienza divina,
soprattutto ai discepoli presenti. Il momento è veramente
importante perché deve proporsi come luogo della
creazione, luogo della conversione, luogo del miracolo. Gli
strumenti presentati da Giovanni in modo descrittivo: V'erano
sei giare di pietra destinate alle abluzioni, passano sotto
l'azione della potenza divina di Gesù. Esse sono di
pietra, ossia esprimono la durezza della materia nei confronti
dell'azione dello spirito. I cuori di pietra sanno resistere alle
sollecitazioni della grazia, come si legge nell'Apocalisse:
Sto alla porta e busso (Ap.3,20).
E Gesù, richiamando Isaia, dirà: Questo
popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano
da me, vuol fare conoscere non solo gli ostacoli da rimuovere
per l'incontro con Lui, ma intende fare capire che, nonostante
tutto, compirà ugualmente il miracolo di Dio in mezzo a
noi, alla Chiesa, alle famiglie, alle coscienze, ai popoli,
qualunque sia la loro condizione sociale e morale, perché
Dio ama l'uomo e si cura di lui. La motivazione d'ogni intervento
di Dio è il suo amore per noi. Gli attimi di pausa prima
dell'azione bruciano, consumano, se vogliamo, i nostri egoismi,
per restituirci all'amore per la vita.
Gesù ordinò ai servitori: Riempite le
giare di acqua.
E' da approfondire, oltre le apparenze, il comportamento di
Gesù. In Lui, dopo le parole di Maria che ormai ha
predisposto le cose e gli animi all'accoglienza dell'opera divina
del Figlio di Dio, sembra in atto un raccoglimento interiore che
richiama alla mente i grandi silenzi biblici, quando Dio si
consulta prima di intervenire nella guida del suo popolo.
Gesù sa di porsi oltre il possibile umano, mettendo nel
ritmo del quotidiano il ritmo del tutto è possibile a
Dio (Mc.10,27).
La sua Incarnazione passa ora dall'epifania di Dio
nell'epifania dell'uomo: un volto nuovo ed un potere d'amore
onnipotente scendono a proporre alla mente, al cuore, alla
volontà degli uomini, quelle aperture profonde dell'essere
umano, creato ad immagine e somiglianza di Dio, per mezzo delle
quali la persona umana diventa capace d'infinito, di dialogo e
d'esperienza di Dio, essendo chiamata a partecipare alla natura
di Dio con la figliolanza adottiva e col progetto di salvezza
universale, il vero sogno dell'Amore di Dio.
Il punto di partenza esistenziale è quello richiesto da
Gesù ai servitori: riempite le giare d'acqua, ossia
salvare se stessi da se stessi e lasciarsi riempire da Dio,
accettare l'azione di Dio in noi, lasciare fare a Gesù
Figlio di Dio fatto uomo e partecipe di questa nostra
umanità, perché egli trasforma in noi la sua
Incarnazione e la sua dimensione di uomo-Dio, morto e risorto. La
fede conduce a riempirsi della Parola di Dio; essa è Dio,
il Verbo fatto uomo.
Essi le riempirono fino all'orlo.
Non è detto che cosa hanno pensato i servitori che
già sapevano dell'esaurimento delle scorte di vino. Mentre
Giovanni dà spazio all'obbedienza dei servitori precisando
che riempirono le giare fino all'orlo. Non si poteva aggiungere
altra acqua. E' importante questa sottolineatura poiché
dà risalto alla realtà dei limiti umani nei
confronti di Dio. Essere pieni fino all'orlo, per le giare e per
la dimensione umana, è ammettere implicitamente la propria
creaturalità, la propria dipendenza da Dio, ma significa
anche riconoscere la tensione metafisica del proprio essere che
ha indotto Maria Vergine nell'istante dell'annuncio ad affermare:
Avvenga di me secondo la tua Parola (Lc.1,38).
La disposizione morale che emerge dal comportamento dei
servitori è senza dubbio l'obbedienza radicale fortificata
dall'umiltà manifestata nell'eseguire materialmente gli
ordini ricevuti, disponendo se stessi ad accogliere l'intervento
misterioso di Gesù. E' evidente il passaggio dalla logica
umana alla logica di Dio nel gesto di riconoscere la propria
impossibilità di fronte a Gesù: Io sono la Via,
la Verità e la Vita (Gv.14,6). Un riconoscere
inconsciamente la Parola: senza di Te non possiamo fare nulla.
Noi ti doniamo la nostra mente, Tu la trasformi in novità
di condivisione. Tu non accetti d'essere superiore, ma servitore,
fratello, vittima per gli uomini. Liberare poi la grandezza
dell'uomo, Figlio di Dio, dal peccato e dal potere di Satana
è per Te, o Signore, un dovere d'amore e di fratellanza
divina. Ti doniamo il nostro nulla perché solo Tu puoi
trasformarlo in dimora di Dio.
Poi aggiunse: Attingete e portatene al direttore
della mensa.
L'acqua si converte in vino dentro le giare e sotto gli occhi
meravigliati dei servitori chiamati ad attingere del vino dalle
giare dopo averle riempite d'acqua. Non ci sono parole di fronte
al miracolo della vita di Dio con noi. Al posto delle parole
subentra la fede nella presenza d'amore di Dio venuto ad
incontrare l'uomo per fargli conoscere il suo destino, la cura
con cui il suo divino amore sceglie di agire a dismisura nella
misura umana. Egli è Dio e uomo e non sconfessa né
l'uno né l'altro perché egli vuole che l'uomo sia
unito a Dio, come la natura umana e la natura divina sono unite
nella Persona divina di Gesù senza separazione
e senza confusione.
La conversione dell'acqua in vino, compiuta da Gesù a
Cana, intende fare capire ai discepoli, attraverso i segni, il
mistero della sua Persona, la sua origine dal Padre, il suo
totale abbandono a Lui, il suo cammino verso
l'ora.
Non si crede ad una cosa o ad una dottrina, ma in una Persona.
Come la Vergine Maria, esempio di abbandono alla volontà
di Dio, pone la sua fiducia nella Persona del Padre, la
virtù dell'Altissimo ti adombrerà, così
il discepolo, come il cristiano oggi, si fida di Gesù, si
abbandona a Lui e si lascia condurre. Perciò, la fede
è conversione, apertura al nuovo, è
disponibilità a compiere l'esperienza di Dio alla maniera
di Cristo. La fede è attingere da Cristo la vita nuova per
comunicarla agli altri, affinché il banchetto della vita
riprenda il cammino sulla strada dell'Incarnazione.
Il quale assaggiò l'acqua cambiata in
vino.
Il direttore di mensa è coinvolto come responsabile. Non
c'è nulla di mutato. Il miracolo non fa strepito
poiché ogni intervento di Dio è per noi e per
l'uomo di tutti i tempi un miracolo. Il modo di agire di Dio si
differenzia sostanzialmente dall'agire umano, spesso chiassoso e
tanto comune. Inoltre l'inserimento di Dio nella vicenda umana si
cala perfettamente nel rispetto delle regole che presiedono lo
svolgersi del banchetto, sicché a nessuno dei commensali
è richiesto di sapere, di ringraziare, di riconoscere, di
onorare, di adorare il Dio presente che converte l'acqua in vino
anche per la gioia del loro spirito.
Maria, dopo essere intervenuta presso Gesù, tace e si
comporta in quella situazione, come qualsiasi altra invitata.
Gesù lascia il luogo del servizio e ritorna con i servi
tra i commensali; la festa dopo qualche comprensibile disappunto,
angoscia, perplessità, può riprendere con l'arrivo
in tavola del vino del miracolo. Ed è esattamente
ciò che accade dopo l'assaggio in pubblico del direttore
della mensa. Il passaggio dal vino vecchio al vino nuovo è
segno del passaggio avvenuto tra il vecchio uomo e l'uomo nuovo,
tra l'Antico e il Nuovo Testamento, dall'epoca precristiana
all'epoca cristiana: ma tutto ciò avviene nel mistero
dell'agire di Dio fatto uomo tra gli uomini, che continua ancora
oggi nella cattedrale del quotidiano, mediante la Chiesa,
sacramento di salvezza e d'amore, che vive i drammi dell'uomo
moderno nella Cana secolarizzata, dove si celebra la festa della
vita come se Dio non ci fosse.
Il direttore della mensa chiamò lo
sposo.
La ripresa, però, registra qualcosa di nuovo. Il buon vino
rivela al direttore di mensa un comportamento insolito da parte
degli sposi, in quanto è consuetudine servire vino
scadente verso la fine del banchetto quando tutti sono brilli. A
Cana, dunque, accade che la festa nuziale mantiene dall'inizio
alla fine uno stile mai praticato. Il miracolo si consuma, ma nei
commensali si distribuisce l'amore divino che non osa imporsi,
secondo le leggi degli uomini, ma secondo le vie misteriose della
grazia di Dio. A Cana la cosa più importante è che
Gesù sia entrato con questo miracolo nella vita degli
uomini ed abbia iniziato il cammino del Messia tra le genti. Nel
gesto del direttore della mensa si cela il desiderio di volere
riconoscere che tutta la festa ora è passata in un altro
contesto, dove non tutto dipende dagli uomini, ma da un
protagonista amico degli uomini che sa intervenire al momento
giusto Affinché tutti abbiano la vita e l'abbiano in
abbondanza (cfr,Gv.10,10). S'impone la presenza di qualcuno
che spiega l'uomo all'uomo, invitandolo a conoscere il male che
gli impedisce di essere uomo, ossia la comunione filiale con Dio,
in Gesù uomo e Dio. Questo anelito del cuore alla
condivisione col mistero dell'Essere si fa ogni giorno più
imponente a causa della perdita della ragione, dell'avversione al
dolore, alla sofferenza, al rifiuto del peccato e alla
conversione. Eppure ciò che è accaduto a Cana
avviene in ogni momento della vicenda umana dei singoli, delle
società e dei popoli.
Tutti servono da principio vino buono e quando tutti
sono brilli il meno buono.
Per noi, che conosciamo come si sono svolti i fatti a Cana di
Galilea, è facile capire l'errore che compie il direttore
della mensa quando rivolge allo sposo quell'apprezzamento
indebito e quella immeritata lode. Egli non sa nulla, né
ha chiesto nulla ad alcuno; forse avendo saputo che non c'era
più vino, avrebbe potuto dichiarare finita la festa.
Sembra, però, che Maria Vergine abbia provveduto, prima
ancora che lo sposo potesse escogitare una possibile soluzione.
La tempestività dell'amore di Maria per l'uomo è
grande. Lo sposo è stato soltanto sfiorato da un'angoscia
avvolgente da cui non sarebbe potuto uscire da solo, almeno per
quanto riguarda il tempo. La dimensione soprannaturale di Maria
rivela in questa circostanza l'amore proveniente dalla grande
Madre di Dio. Perciò nell'Incarnazione Gesù,
restando quello che era, ed assumendo quello che non era,
unì la vera natura di servo a quella che lo fa uguale al
Padre. Congiunse le due nature con un vincolo così
meraviglioso che né la gloria a cui era chiamato
assorbì la natura inferiore, né l'assunzione di
questa natura diminuì la natura superiore. Convergendo le
due nature in una sola Persona, ecco che l'umiltà è
assunta dalla maestà, la debolezza dalla potenza e la
mortalità dall'eternità.
A Cana, Gesù, per intervento di Maria, manifesta chi
è per l'uomo concreto e a quale esperienza il credente
è chiamato: all'esperienza del Dio fatto uomo, per cui San
Paolo afferma: Tutto posso in Colui che mi conforta
(Fil.4,13).
Tu, invece, hai serbato vino buono fino a questo
momento.
L'arte di Gesù è l'amore oblativo, ossia essere
tutto per l'uomo, affinché l'uomo sia tutto per Dio
secondo la volontà del Padre. L'arte dell'amore umano,
quando si dimentica che l'amore è da Dio
(cfr.Gv.4,8-9), ricorre alle alchimie del sembrare e del non
essere. Tra gli uomini dalla vista corta, ma dalla mente astuta,
sembra un dovere creare illusioni o parvenze invece di dichiarare
più onestamente si, se sì; no, se no
(Mt.5,37).
Lo stupore del direttore della mensa è proprio dovuto
al fatto di trovarsi di fronte ad uno sposo che manifesta una
mentalità vera, autentica nel trattare i commensali con
vino buono dal principio alla fine. Ma egli sa che alla festa vi
è presente uno che dona all'uomo una collaborazione ed una
cultura divina, che nasce dall'alto e
completa, arricchisce il cuore di chi crede in Lui e in Lui si
abbandona totalmente.
Lo sposo sa o non sa chi è Gesù? La risposta non
è richiesta; ciò, invece, che è richiesto a
noi è di sapere cogliere la dimensione dell'intervento di
Maria Vergine. Maria si sostituisce allo sposo quando chiede a
Gesù ciò che lo sposo gli avrebbe chiesto se avesse
avuto la conoscenza di fede di Maria, la Madre di Gesù. Il
compito di Maria è sostitutivo quando la debolezza o la
povertà umana o l'esperienza di peccatori induriti nella
mente, nel cuore e nella volontà, allontana l'incontro
diretto con Cristo per una conversione totale al suo progetto di
vita. Allora Maria, la Madre di Gesù, sostiene la nostra
preghiera, ottenendo ciò che noi da soli non siamo in
grado di ottenere, ossia la gioia di compiere sempre la
volontà di Dio, il quale, in Gesù, ci ha elevati
alla dignità di figli e ci tratta con amore di padre.
L'esperienza di fede diventa Incarnazione.
Questo è il primo miracolo che Gesù
fece.
Sarebbe meglio dire che a Cana di Galilea è nata ed
iniziata l'opera attiva, diretta, totale di Gesù insieme a
Maria Vergine. Qui c'è la Betlemme della missione. Maria e
Madre feconda per opera dello Spirito santo. Lo è
dall'eternità. Lo sarà fino alla fine dei tempi,
perché, nel piano della redenzione tutto accade
nel nome di Maria e nel nome di
Gesù per opera dello Spirito Santo.
Gesù e Maria sono il binomio dell'amore di Dio per
l'uomo offerto come modello di vita e ideale cui aspirare la
propria conversione interiore e quella di tutti i credenti che
accolgono Gesù come proposta d'esperienza di
vita con Dio, di contemplazione, come Persona divina
venuta tra noi per insegnarci come mettere Dio al primo posto,
come vivere in tutto la sua volontà, come rispondere alla
sofferenza, alle contrarietà, alle contraddizioni del
nostro io, alle passioni della carne, della superbia, della
concupiscenza, alla cupidigia, all'invidia, al desiderio di
felicità inquietante e travolgente che agita in ogni
istante la tensione profonda dell'essere intelligente e libero:
soprattutto quella forza trascendente dello Spirito che non si
sazia con il possesso delle cose o con il potere del denaro e
della libertà per la libertà a 360 gradi.
A Cana inizia la scuola di Gesù e Maria per la nascita
degli uomini figli di Dio. Qui si impone la scoperta della
contemplazione come vocazione del credente, della Chiesa e del
regno di Dio con noi. Il contemplativo è testimone
dell'essenziale in mezzo a noi. A Cana, Maria, la contemplativa
per eccellenza, trascurando il fragore della festa, coglie
ciò che è essenziale per il proseguimento delle
nozze. E l'essenziale è Dio in Gesù, fatto uomo,
che deve essere collocato al centro della nostra persona come il
sole in cielo. IO sono la luce del mondo (Gv.9,5).
Camminate finché la luce è ancora tra voi
(Gv.12,35-36).
Così manifestò la sua
gloria.
La gloria di Gesù, nel contesto del Vangelo di Giovanni,
è inseparabile dalla croce e dalla resurrezione. I segni,
di cui quello di Cana è il primo, hanno funzione di
svelare che la vicenda di Gesù di Nazareth, incamminato
verso la croce, nasconde nel suo profondo la vittoria di Dio.
Alla base di tutto ciò c'è l'amore di Dio per
l'uomo: un amore che non annulla la natura umana per piegarla
alla natura divina nel Verbo fatto carne, ma un amore che redime
l'uomo dalla colpa e dai peccati, offrendogli in Cristo, il
modello d'umanità possibile, anzi è un invito a
lasciarsi conquistare da Cristo.
Il dialogo con Dio in Gesù, uomo e Dio, morto e
risorto, è più di un dialogo. Lo abbiamo già
dimostrato: è, innanzitutto, una maniera di porsi alla
conquista di quell'identità per cui Dio è
possibile, è praticabile, è nella dimensione umana
senza smarrire nulla della dimensione della Persona divina. A
Cana Gesù, per intervento di Maria, annuncia con le parole
di Paolo di Tarso: Ti basta la mia grazia (2^Cor.12,9).
Gesù è ciò che manca ad ogni uomo
perché possa essere se stesso. L'uomo laico deve scoprire
che senza Gesù, Dio fatto uomo, non potrà mai
essere se stesso, perché egli cerca il Dio fatto uomo in
ogni suo desiderio di felicità e di benessere. Infine
Gesù insegna che la sua gloria dipende dalla
conformità e dalla dipendenza al volere del Padre.
A Cana Gesù diventa Maestro ed esempio dell'uomo nuovo
creato da Dio nella verità, nella giustizia, nella
figliolanza divina. A quanti l'accolsero diede il potere di
diventare figli di Dio (Gv.1,12). Poiché dalla sua
pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia
(Gv.1,16).
E i suoi discepoli credettero in Lui.
I discepoli giungono con Gesù a Cana di Galilea. Essi
finiscono per essere ospiti sia degli sposi sia di Gesù.
La prima ospitalità è l'occasione per giungere alla
conoscenza del loro Maestro; la seconda, invece, li trasforma in
credenti in Gesù figlio di Maria e figlio di Dio. Essi, in
vista della grazia che compie il miracolo, sanno scorgere
nell'uomo Gesù di Nazareth, la Persona divina, il Figlio
di Dio che si cela nella dimensione umana: E il Verbo si
è fatto carne (Gv.1,14), è una sola Persona che
vive nella natura umana e nella natura divina in modo mirabile,
restando vero uomo e vero Dio, nascosto nella realtà
umana. I discepoli, a questo punto, si fidano di Gesù,
allo stesso modo con cui Maria Vergine si fida del figlio:
Fate tutto quello che vi dirà. Gesù è
una scuola, una dimora vivente dello Spirito divino, è il
Messia, è il Salvatore, è il nuovo Adamo, è
il restauratore del regno di Dio in terra: Il tempo è
compiuto e il regno di Dio è vicino, convertitevi e
credete al Vangelo (Mc.1,15). La fede, perciò, è
conversione, apertura al nuovo, disponibilità,
sensibilità all'ascolto della voce di Dio che parla
attraverso il Figlio suo, il verbo fatto carne. Noi ora chiudiamo
la riflessione.
Un grazie, fratelli e sorelle, allo Spirito Santo, alla
Vergine Maria, a Gesù Maestro, Salvatore ed esempio
d'umanità, anzi complemento d'umanità, per averci
concesso di visitare il cuore dei commensali più
straordinari presenti a Cana e nella nostra vita quotidiana. Per
ripartire da Dio ogni giorno, in quell'unione d'amore che lega
Maria a Gesù, è necessario scoprire che senza Dio
non abbiamo senso e speranza, perché senza
futuro.
Con la riflessione siamo testimoni del miracolo. Gesù
dimostra di essere il Signore e nel miracolo ci lascia
intravedere il senso sacramentale della sua azione:
il battesimo: Gesù ordina ai servi di
riempire d'acqua le giare messe lì perché gli
invitati si purificassero; e cambia quell'acqua in vino per far
vedere che l'antico rito è inferiore al nuovo, come
l'acqua è inferiore al vino;
la santa Eucaristia: il vino (che è del
colore del sangue) prefigura il vino che Gesù
trasformerà nel suo sangue durante un altro pasto
festivo;
il matrimonio: approvato e santificato dalla
presenza di Cristo al banchetto nuziale.
Accostiamoci con i discepoli e gli altri invitati per gustare
il vino del Signore, assaporarlo e deliziarcene. E' davvero il
calice del Signore che colma di gioia il cuore degli uomini.
Signore, noi crediamo a te, confidiamo in te, desideriamo amarti
con tutto il nostro essere. A Cana tu compisti il tuo primo segno
e manifestasti la tua gloria. Ti adoriamo, Signore del creato. Ti
lodiamo, ti rendiamo grazie per le meraviglie che hai operato e
attraverso le quali ci ammaestri. Tu solo sei il Signore, tu solo
l'Onnipotente, Gesù Cristo, con Dio Padre e la Vergine
Maria. A te la lode e la gloria per l'eternità.
Gesù e il tempio
Capitolo 2,13-22
*Era vicina la Pasqua dei giudei, e Gesù
salì a Gerusalemme. *Trovò nel tempio venditori di
buoi, di pecore e di colombe, e cambiavalute seduti al loro
banco. *Fece una frusta di corde e li cacciò tutti dal
tempio, con pecore e buoi, sparpagliò a terra le monete
del©cambiavalute e rovesciò le loro tavole. *E disse
ai venditori di colombe: Portate via tutto questo e non fate
della casa del Padre mio una casa di mercato. *Allora i suoi
discepoli ricordarono che sta scritto: la passione per la tua
casa mi consuma. *Intervennero i giudei e gli dissero: Che segno
ci mostri per fare queste cose? *Rispose Gesù: Demolite
questo tempio e io in tre giorni lo farò risorgere.
*Replicarono i giudei: Questo tempio fu costruito in quarantasei
anni e tu lo farai risorgere in tre giorni? *Egli parlava del
tempio del suo corpo. *Quando risorse dai morti, i suoi discepoli
ricordarono quanto Aveva detto e credettero alle Scritture e alle
parole di Gesù.
Il primo atto di Gesù nella città santa riguarda
il tempio di Gerusalemme. Il suo gesto sconvolge gli affari
commerciali nel cortile del tempio presentato da Giovanni come
l'adempimento delle profezie dell'A.T. Infatti, secondo Isaia
56,7, il tempio avrebbe dovuto essere una casa di preghiera;
secondo Geremia 7,11 tali commercianti l'avevano trasformata in
un covo di ladri. Per comprendere questo gesto di Gesù,
che possiamo chiamare segno anche se il termine non ricorre,
è utile ricostruirne lo sfondo. In primo luogo, quale
sfondo remoto, la polemica dei profeti contro il tempio e
l'attesa di una sua purificazione per il tempo messianico. Ecco
che il gesto di Gesù va letto alla luce di Malachia 3,1-4:
Ecco, io mando il mio messaggero a preparare la via innanzi a
me e presto verrà nel suo tempio il Signore che voi
ricercate. L'espressione casa di mercato evoca a sua
volta Zaccaria 14,21: in quel giorno non vi sarà
più nessun mercante nel tempio del Signore degli
eserciti. Questo è dunque un primo significato: il
gesto di Gesù si colloca nel contesto della tradizione
biblica e ha un chiaro senso messianico (ma già
l'espressione casa del padre mio lascia sospettare un senso
più profondo), senso che i giudei erano in grado di
intendere. Infatti, è in questa luce che va intesa la loro
domanda: Che segno ci mostri per fare queste cose?. Gesù
non soddisfa la loro domanda, come non la soddisfò in
Marco 8,11, perché l'uomo deve saper leggere i segni che
Dio offre, non pretenderne altri. E poi, se approfondiamo con
attenzione la richiesta, ci accorgiamo che non c'è
sincerità sulle loro bocche. Difatti rifiuteranno
Gesù proprio perché ha compiuto segni e lo
crocifiggeranno. La risposta di Gesù è molto
chiara: Demolite questo tempio e io in tre giorni lo farò
risorgere, disse riferendosi a se stesso. Giovanni con più
decisione d'ogni altro autore neotestamentario, afferma che non
solo il tempio è decaduto perché è arrivato
Gesù, ma perché egli, il Cristo, è il vero
tempio, il luogo unico della presenza salvifica di Dio fra
noi.
Indice Vangelo di Giovanni
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