Libro di Isaia

Premessa
Dando inizio alla lettura del libro del profeta Isaia, lettura
che, come quella dell’Esodo, ci terrà impegnati a
lungo, è necessaria questa premessa sul ruolo e la
missione dei profeti nella rivelazione.
Già tanto ho scritto nella presentazione dei Profeti,
tuttavia è bene ricordare alcune cose.
Probabilmente siamo abituati a pensare che il
“profeta” sia un tale che, per un qualche misterioso
potere, predice il futuro.
Il compito del profeta biblico è, invece, ben diverso;
non è una persona dotata di poteri speciali, che rasentino
il paranormale. Se e quando fa una previsione su quello
che accadrà, lo fa come chi guardi con oculatezza la
realtà che lo circonda. In tal caso gli esiti di certe
situazioni possono essere prevedibili. Un profeta perciò
non è un indovino, né un veggente (personaggi nei
confronti dei quali la Scrittura è, a dir poco,
diffidente). E’ invece una persona chiamata da Dio per
indicare al popolo come Dio stesso guida e vede i fatti della
storia e della realtà umana, per esortare, correggere,
confortare, dare speranza.
In particolare il profeta deve illuminare il popolo sulla
propria fedeltà o infedeltà all’alleanza con
il Signore, richiamandone gli elementi essenziali e denunciando
formalismi, inadempienze e ipocrisie.
Gesù stesso ha ripreso temi e atteggiamenti profetici
nel suo ministero e anche tutti noi, con il battesimo,
partecipiamo del carisma profetico che investe ora tutta la
Chiesa.
Se la meditazione dell’Esodo ci aveva introdotto e, per
così dire, abituati ad un’atmosfera di miracolo
pressoché continuo, i profeti ci svezzano da questa
atmosfera e ci riportano all’assunzione quotidiana delle
nostre responsabilità nei confronti dell’alleanza,
le cui esigenze sono espresse nella Torah.
Nell’A.T. troviamo la testimonianza di diversi profeti
che hanno scritto almeno parzialmente il loro insegnamento
poiché, di fatto, la gran parte dei libri profetici sono
opera degli allievi o dei segretari che ogni profeta aveva
attorno a sé. Questi si sono preoccupati di registrare e
mettere in ordine quanto il profeta andava dicendo. Tuttavia un
profeta non si esprime solo con le parole, ma anche con i gesti,
con alcune decisioni della propria vita, come vedremo.
Ci sono poi stati profeti che non hanno scritto nulla e di cui
nulla sappiamo, profeti veri e profeti falsi ( che rappresentano
l’ossessione del profeta Geremia, per esempio) che hanno
cercato di influenzare la politica del loro tempo; ci sono state
anche profetesse ( come Deborah, denominata “madre
d’Israele”, Gdc.4-5; o la moglie dello stesso Isaia,
cfr.8.3; o Hulda, cui la tradizione ha poi dedicato una delle
scalinate d’accesso al tempio di Gerusalemme, 2 Re
22.14.
Infine: il profetismo non è un fenomeno solo biblico,
è bensì presente in tutto il V.O.A. (Vicino Oriente
Antico). Ci sono profeti e profetesse, di cui ci sono pervenuti
gli “oracoli” e che hanno ampiamente influenzato
tutta la politica del loro tempo. Attraverso sogni, rituali,
gesti simbolici, proprio come i profeti di cui leggiamo
nell’A.T., si sono proposti come guide dei loro popoli.
Esiste una differenza tra costoro rispetto ai profeti che
leggiamo nella Scrittura?
Certamente.
Tale differenza sta nel tipo di fede che caratterizza
l’A.T., negli impegni che tale fede comporta e nel tipo di
sintesi tra fede, vocazione e missione cui porta il profeta.
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