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QUARESIMA |
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ESODO (2)Sezione"C" Fin dai tempi antichissimi la fede di Israele si appoggia su due fatti fondamentali strettamente uniti e oggetto di professione di fede: l'uscita dall'Egitto e la consegna della Legge sul Sinai: lo stesso Dio ha compiuto queste due imprese per lo stesso popolo. L'intera sezione si può così esaminare: 19,1-5 esposizione di quanto
accade sul Sinai Come si vede,anche in questo
caso il racconto è orientato in senso cultuale e termina con una liturgia di comunione.
Tuttavia ci fermiamo a guardare la struttura generale di questo racconto. Queste seziono mostrano più al vivo il lavoro attraverso il quale l'AT come libro scritto si è formato. In queste descrizioni del Santuario infatti sono contenuti materiali ed elementi molto antichi. Essi sono però riuniti tra loro e mescolati ad altri più recenti e soprattutto secondo criteri che il popolo seminomade del tempo di Mosè non poteva né avere né conoscere. Questo santuario infatti è, nel suo complesso, modellato sullo schema delle strutture e della vita del Tempio di Gerusalemme; soprattutto è costruito secondo una mentalità sacerdotale molto evoluta,così come il popolo lo conobbe solo parecchi secoli dopo,nel periodo post-esilico. In particolare si vede che la descrizione stessa è stata composta da persone dell'ambiente sacerdotale, preoccupata di mostrare che la vita liturgica di Israele ha il suo fondamento nella tradizione che fa capo a Mosè, e segue un preciso progetto divino. Notiamo solo un particolare, che
cioè il Signore si comporta,secondo questa tradizione,da nomade coi nomadi,e chiama il suo
santuario con un antico termine ebraico che significa "tenda" e che è miskàn.
Questo modo di vedere avrà un grande sviluppo,tanto che molti secoli più tardi si parlerà
di sekinà (=tenda) di Dio, per indicare la sua presenza, evitando di pronunciare il Nome
divino. Tale idea della presenza/tenda arriva fino al NT,quando il Verbo mette la sua tenda
tra gli uomini (Gv.1,14). La presenza di questo episodio
nel contesto generale della narrazione fa un po' pensare gli studiosi, che non vedono ben
chiaro quale ne sia la funzione. Certo contiene degli elementi molto degni di nota e semmai
sottolinea in maniera decisa che la Legge è, per il popolo, un fatto di grazia proprio nella
misura in cui il patto viene tradito e ricostituito,le tavole infrante e riscritte. Due parole sul termine con cui
si designa il patto. L'ebraico ha il termine berìt la cui origine e il cui senso preciso per
noi sono oscuri. I testi fanno vedere che non si tratta di un'alleanza in condizioni di
parità, ma in cui c'è un potente condiscendente verso un debole. |
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